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La mano dello Stato è premurosa o avida?

Vicenza – Frédéric Bastiat (Bayonne, 1801 – Roma, 1850) ebbe a scrivere parole che ancor oggi sono d’estrema attualità:  «Leggete l’ultimo Manifesto dei Montagnardi, quello che essi hanno emesso in occasione dell’elezione presidenziale. È un po’ lungo, ma, dopotutto, può essere riassunto in due parole: lo Stato deve dare molto ai cittadini e pretendere poco da essi. È sempre la stessa tattica, o se si vuole, lo stesso errore. «Lo Stato deve offrire gratuitamente l’istruzione e l’educazione a tutti i cittadini.»

  • Esso deve: «Un insegnamento generale e professionale appropriato, per quanto possibile, ai bisogni, alle inclinazioni e alle capacità di ciascun cittadino.»
  • Esso deve: «Insegnare al cittadino i doveri verso Dio, verso gli uomini e verso se stesso; sviluppare i suoi sentimenti, le sue inclinazioni e le sue facoltà, procurargli infine le conoscenze per esercitare il suo lavoro, per garantirsi i suoi interessi e per far valere i suoi diritti.»
  • Esso deve: «Mettere alla portata di tutti le lettere e le arti, il patrimonio culturale, i tesori dello spirito, tutti i godimenti intellettuali che innalzano e fortificano l’animo umano.»
  • Esso deve: «Offrire riparazione per ogni calamità, incendio, inondazione, ecc. (questo eccetera ne dice più di quanto non sembri) sofferti da un cittadino.»
  • Esso deve: «Intervenire nei rapporti tra capitale e lavoro e farsi regolatore del credito.»
  • Esso deve: «Procurare all’agricoltura dei sostegni sicuri e una protezione efficace.»
  • Esso deve: «Acquisire la proprietà di ferrovie, canali, miniere»,  e senza dubbio amministrarli con quella capacità gestionale che lo caratterizzano.
  • Esso deve: «Stimolare le imprese audaci, incoraggiarle e aiutarle per mezzo di tutte le risorse capaci di farle trionfare. Regolatore del credito, lo Stato indirizzerà con le sue direttive le associazioni industriali e agricole, al fine di garantirne il successo.»

Lo Stato deve occuparsi di tutto ciò, senza tralasciare i compiti che esso assolve attualmente; e, per fare un esempio, occorrerà che esso conservi sempre, nei confronti degli stranieri, un atteggiamento minaccioso; infatti, affermano i firmatari del programma, «uniti da questa santa solidarietà e memori delle imprese gloriose della Francia repubblicana, noi trasportiamo i nostri desideri e le nostre speranze al di là delle barriere che il dispotismo innalza tra le nazioni: i diritti che noi pretendiamo, noi li vogliamo anche per tutti coloro che il giogo della tirannia opprime; noi vogliamo che questo nostro glorioso esercito sia ancora, se occorre, l’esercito della libertà.»

Voi vi rendete conto che la mano premurosa dello Stato, questa buona mano che dona e distribuisce, sarà molto occupata sotto il governo dei Montagnardi. Voi credete forse che anche l’altra mano, quella rude, che penetra e svuota le nostre tasche, non sarà altrettanto occupata? Abbandonate le vostre illusioni. Coloro che cercano la popolarità non saprebbero il loro mestiere, se non avessero acquisito l’arte di mostrare la mano benevola, mentre nascondono la mano rude.»

È passato oltre un secolo e mezzo, ma i politicanti non hanno smesso di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Lo stanno facendo ancor oggi, in maniera addirittura persecutoria, e con i pretesti più diversi: il debito pubblico, che peraltro non è stato generato dal popolo ma dai politicanti stessi. L’erogazione di servizi, peraltro sempre più costosi e scadenti. O per difendere la Patria o per peacekeeping operations; ma nell’uno come nell’altro caso è mai avvenute dopo un democratico voto referendario?

Luciano Spiazzi

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