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Elezioni a Vicenza… Aspettando Godot

Vicenza – Se chiedete ad una persona digiuna di teatro che cosa è Aspettando Godot è molto probabile che otteniate comunque una qualche risposta. Vi verrà detto che è la storia di qualcuno che alla fine non arriva. Vediamone la trama. Nel primo atto due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro appuntamento. Il luogo e l’orario dell’appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, gli darà qualcosa di caldo da mangiare e li farà dormire all’asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi, ma questa parte per brevità la saltiamo.

A un certo punto è calata la sera. Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo, un giovane messaggero di Godot, il quale dice a Vladimiro e a Estragone che il signor Godot si scusa, ma che questa sera non può proprio venire. Arriverà però sicuramente domani. I due prendono in considerazione l’idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Il primo atto finisce qui. Nel secondo atto, la situazione si ripete. Aspettando Godot è una tragicommedia costruita intorno alla condizione dell’attesa.

È la tragicommedia dell’attesa della realizzazione della democrazia diretta da parte del M5S. Esso si è proposto come il rinnovatore del costume politico italiano; ma di novità per ora se ne sono viste poche. In compenso il consenso elettorale è stato importante. I “grillini” hanno dichiarato fede incrollabile nella democrazia diretta. Intanto, però, nell’ultima legislatura (la XVII della Repubblica Italiana, dal 15 marzo 2013 al 22 marzo 2018), hanno avuto importanti defezioni. Il M5S alla Camera ha perso 21 onorevoli su 88, al Senato 18 parlamentari su 35. C’è stato solo un frastuono incontrollabile di pensieri che ingombrano la coscienza. Hanno dichiarato di non volere – tra le loro fila – personaggi con carichi penali. Il che è lodevole. Tuttavia malaccortamente qualcuno lo hanno imbarcato, anche se subito estromesso. La loro fatica e la loro solitudine hanno indotto i più a inverecondi sghignazzi.

A questo punto, aspettando che Godot-Di Bartolo dica pubblicamente ai vicentini quali riforme di democrazia diretta intende operare nello Statuto del Comune di Vicenza, noi prendiamo atto che da settimane non risponde. Come conseguenza – nel frattempo – assumeremo il ruolo degli agitatori di idee. Ipotizziamo che i vicentini, anziché eleggere Sindaco Francesco Di Bartolo, eleggano Al Capone. E supponiamo che nello Statuto comunale sia già abolito il ridicolo e inutile referendum «Consultivo», e previsti i seguenti referendum:

  • Di «iniziativa», dove s’intendono azioni tese ad imporre a Sindaco, Giunta e Consiglio comunale, deliberazioni su argomenti che interessano l’intera comunità.
  • Di «revisione», dove s’intendono quelle deliberazioni che, già assunte dalla Amministrazione comunale, si vogliono, eventualmente, prese con differenti norme.
  • In ambedue i casi: «d’iniziativa» e «di revisione» i referendum sono validi con qualsiasi numero di partecipanti al voto come avviene in tutto l’Occidente.

Immaginiamo ora che senza tanti ostacoli burocratici e tempestivamente, il 2% dei cittadini, ovvero 1.650 e non i 5.000 ora previsti, iscritti nelle liste elettorali del Comune di Vicenza (secondo una precisa raccomandazione, contenuta nel parere 797/2014, della cosiddetta Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa) possano richiedere l’indizione di referendum sia «d’iniziativa» sia «di revisione». E figuriamoci anche di adottare il Codice di buona condotta sui referendum, deliberato dal Consiglio per le Elezioni Democratiche nel corso della 19a riunione (Venezia, 16 Dicembre 2006) e dalla Commissione di Venezia nel corso della 70a sessione plenaria (Venezia, 16-17 Marzo 2007), laddove sancisce:

3.2. Libera espressione della volontà degli elettori e lotta contro le frodi
a. Procedura di voto
[…] iv. Il voto elettronico deve essere conforme alla Raccomandazione del Comitato dei Ministri Rec(2004)11 sugli standard legali, operativi e tecnici per l’e-voting.
[…] 3.2. Libera espressione della volontà degli elettori
[…] 16. Il comma sul voto elettronico è entrato in ballo con i nuovi standard introdotti dal Consiglio d’Europa tramite l’adozione della Raccomandazione Rec(2004)11 del Comitato dei Ministri sugli standard legali, operativi e tecnici per l’e-voting (punto I.3.2.a.iv).
[…] b. La libera espressione degli elettori implica anche:
i. che l’esecutivo debba organizzare i referendum previsti dal sistema legislativo; particolarmente importante quando non dipendano dall’iniziativa dell’esecutivo.

Ciò premesso è possibile già da ora organizzare il voto elettronico comunale a imitazione del Canton Zurigo, che ha ricevuto il premio delle Nazioni Unite “Public Service Award 2007” per il suo sistema di voto elettronico. Si può prenderne visione qui. Domanda: il Sindaco Al Capone, la sua Giunta e il suo Consiglio comunale, come farebbero a far prevalere la loro volontà contro quella dell’elettorato vicentino?

Queste e altre riforme le abbiamo ripetutamente proposte al cosiddetto centrodestra, al centrosinistra e alla Lega Nord a partire dal dicembre 1998; ma tutti hanno fatto orecchie da mercante. Intanto dell’efficentismo del centrodestra rimangono – sotto indagine della magistratura – gli scheletri edilizi che si possono contemplare in Borgo Berga, nell’ex area del Cotonificio Rossi.

Il centrosinistra ha perso gran parte del suo elettorato, e qui ne sono spiegate le ragioni. La Lega Nord ha cambiato la “ragione sociale” diventando «Lega – Salvini premier», e all’autonomia simile a quella del Trentino-Alto Adige promessa, tramite referendum consultivo, dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia hanno già detto No, mentre al momento è sconosciuta la quantità e la qualità dell’autonomia che eventualmente concederanno.

Enzo Trentin

Un commento

  1. Giannantonio Zanolli

    Alla luce di quanto realizzato nei Comuni amministrati dal M5S ( mi sembra circa 40 ) sulla introduzione di nuove modalità di democrazia diretta al servizio della volontà dei cittadini, credo ci sia poco da sperare.
    Da quanto capisco sono più interessati alla loro piattaforma Rousseau ( privata e a gestione privata utilissima ai fini plebiscitari interni oltre che di propaganda ) che alla implementazione del generale diritto democratico dei comuni mortali.
    Non mi risulta che qualche loro Sindaco abbia modificato lo Statuto per permettere referendum di iniziativa popolare a carattere deliberativo vincolante.
    Molto fumo .. ma Godot ancora non arriva.

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