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Francesco Di Bartolo
Francesco Di Bartolo

Elezioni a Vicenza, alcune domande al candidato M5S

Vicenza – Premetto che gli attuali partiti politici italiani, M5S compreso, sono illegittimi, e mi si conceda – in questa sede – di non specificare il perché, considerato che chi vuole approfondire può sfogliare le pagine di questo quotidiano per ottenere le mie argomentazioni in proposito. Con questo esordio vorrei invitare a una pubblica discussione, mediante questa testata, il candidato sindaco al Comune di Vicenza avvocato Francesco di Bartolo.

In questa intervista egli dichiara di voler riformare lo Statuto comunale per aprirlo ad una più ampia partecipazione della cittadinanza. Poiché questo è un princìpio più democratico di quelli espressi dagli altri partiti, ecco alcune domande alle quali chiederei una risposta del candidato a 5 stelle, utilizzando la funzione informativa e la disponibilità di questo mezzo di divulgazione:

1 – Possiamo considerare lo Statuto come una sorta di piccola Costituzione dell’ente Comune, considerato che alle sue norme si debbono uniformare sia i rappresentanti: sindaco, assessori, consiglieri comunali, che la burocrazia comunale, come i cittadini?

2 – Secondo il decreto legislativo 267/2000, l’onere della redazione, della modificazione, e dell’aggiornamento di tale documento “originario” è demandato al consiglio comunale. “Originario” nel senso che tutte le delibere e i comportamenti di quest’Ente, fatte salve le disposizioni statali obbligatorie, debbono essere in armonia con tale dettato. Ciò premesso, l’avvocato Francesco di Bartolo si uniformerà a quanto sinora avvenuto? Vale a dire un palese conflitto d’interessi: Quis custodiet ipsos custodes? che letteralmente significa: «Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?», materializzato nel fatto che chi governa si fa le regole, e se le approva? Oppure assisteremo ad una riforma consistente in un consiglio comunale che redige lo Statuto per poi porlo all’approvazione – mediante apposito referendum – al cosiddetto “popolo sovrano” vicentino?

3 – Spostiamo ora il discorso sui referendum consultivi (art. 27 dello Statuto), sulle firme necessarie ad indire un referendum comunale (l’art. 29 ne prevede 5.000), e tralasciamo il quorum, che se non vado errato è stato abolito.

Ebbene, ecco il parere della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa su quorum di partecipazione, e soglia delle firme da raccogliere. Mi appare estremamente utile e importante considerare le raccomandazioni della Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, la cosiddetta Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, che svolge una funzione di consulenza su questioni costituzionali nei confronti dei paesi europei. Ultimamente la Commissione ha espresso una precisa raccomandazione nel suo parere 797/2014.
 In questo parere la Commissione consiglia di non prevedere un quorum di partecipazione né uno di assenso, in quanto avrebbero effetti non desiderabili sotto il punto di vista democratico.

Le raccomandazioni della Commissione di Venezia, ritengono “consigliabile” non prevedere un quorum di affluenza del 50%+1 come previsto dalla normativa vigente, o un quorum per l’approvazione. I quorum di affluenza hanno almeno due effetti indesiderati: primo, le astensioni sono assimilabili ai non-voti, e secondo, i voti espressi per una proposta che alla fine non raggiunge il quorum saranno inutili. Gli avversari saranno tentati di incoraggiare l’astensione (quante volte abbiamo sentito i politicanti consigliarci di andare al mare, anziché ai seggi?), che non è salutare per la democrazia. I quorum di approvazione rischiano di “coinvolgere una situazione politica difficile, se il progetto è adottato a maggioranza semplice inferiore alla soglia necessaria”.

Per quanto riguarda il numero di firme necessarie per proporre un referendum, il numero di riferimento chiave sembra essere quello relativo alla soglia di 1/50 (2%) degli elettori.
 Un elevato numero di firme può indicare un ampio sostegno popolare. Tuttavia, esso non garantisce il supporto, perché le persone possono firmare perché sono convinte che la questione sia controversa e che dovrebbe essere decisa dal popolo (in qualsiasi senso). Parole chiare da parte di un autorevole organismo internazionale di alta competenza.

Il Consiglio d’Europa sta testando come la società civile e le autorità locali abbiano messo in pratica questa relativamente giovane Convenzione sulla partecipazione democratica, la Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto [meglio conosciuta come la Commissione di Venezia, perché s’incontra a Venezia (telefono +39 041 319 08 60) è l’organo consultivo del Consiglio d’Europa sulle questioni costituzionali. Ora, secondo i dati delle elezioni del 2013, gli elettori del Comune di Vicenza sono 85.710. Il 2% raccomandato dall’organismo internazionale su descritto equivarrebbe a circa 1.700 e non 5.000 firme.

La domanda è: se lei sarà eletto sindaco materializzerà questa e le altre più democratiche norme suggerite?

4 – Secondo il regolamento degli istituti di partecipazione, all’art. 5 si prevede il Collegio di esperti…

  • – 1. Il Collegio di esperti è formato da tre membri e risulta così composto: dal segretario generale, da una persona nominata dalla maggioranza e da una nominata dalla minoranza.
  • Mentre l’Art. 4 (giudizio di ammissibilità)… 2. Entro trenta giorni dal ricevimento del quesito referendario, il Collegio di esperti giudica l’ammissibilità dello stesso.

Ebbene, avvocato Di Bartolo, non trova che anche qui c’è un conflitto d’interessi, ovvero Quis custodiet ipsos custodes? Infatti, il cosiddetto “popolo sovrano” quand’è che ritiene d’intervenire direttamente, se non quando i rappresentanti eletti non soddisfano (su un determinato argomento) le aspettative della cittadinanza? E a decidere sull’ammissibilità del quesito referendario dovrebbero essere i nominati dai rappresentanti o addirittura i rappresentanti stessi?

Senza aver esaurito l’argomento, per il momento mi fermo qui. Altre questioni inerenti potrò affrontarle una volta ottenuta la sua risposta a quanto sopra, e sempre che la disponibilità di questo quotidiano permanga. In conclusione è forse desiderabile ricordare al lettore, una volta di più, che tutto quello che ho detto qui è diretto soltanto contro un uso sbagliato della funzione di rappresentanza politica, non contro quei politici che nelle loro abitudini mentali usano comportamenti incongrui. La grande lezione di umiltà che la democrazia ci insegna, è che non potremo mai essere onnipotenti o onniscienti, e la democrazia rappresentativa pura è un falso mandato, proprio perché imposto.

Enzo Trentin

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