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Due arresti per le truffe agli anziani nel vicentino

Vicenza – Ha preso il nome di “Fake cops”, “Falsi poliziotti” l’importante operazione condotta dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia di carabinieri di Bassano del Grappa, che ha permesso di fermare un sodalizio specializzato nelle truffe agli anziani. Due le persone arrestate, con le accuse di truffa aggravata e di estorsione aggravata. Si tratta di un 29enne, che, secondo le indagini condotte, aveva il compito di telefonista, ed un 42enne, che si spacciava per avvocato, entrambi di origine napoletana e con precedenti per reati contro il patrimonio.

Un fenomeno deprecabile, quello delle truffe, che oltre ad un danno economico, ingenera nelle vittime anche un senso di vergogna. Ed è proprio il disagio per il raggiro subito che spesso spinge la vittima a non denunciare alle forze dell’ordine, ma nemmeno ai propri cari, quanto le è capitato. Tornando all’operazione, secondo la ricostruzione operata dai carabinieri, il modus operandi usato dal duo era quello, per così dire, classico della “truffa del finto avvocato”, prendendo di mira persone ultra settantenni.

Dopo aver individuato la zona dove agire, il telefonista chiamava a casa degli anziani, quindi ad un numero fisso, presentandosi come carabiniere o, più in generale, operatore delle forze dell’ordine, e comunicava che un parente, di solito il figlio, aveva provocato un incidente stradale con feriti e per questo sarebbe potuto finire in galera. Ma evitare questa eventualità era possibile, bastava consegnare ad un avvocato una certa cifra di denaro: ci avrebbe pensato lui a sistemare le cose. In mancanza, o in aggiunta ai contanti, potevano andare bene anche i gioielli. Un sedicente legale (che altro non era che il complice del telefonista) sarebbe passato di lì a poco per riscuotere quanto pattuito. Nel video in apertura di pagina si può ascoltare una simulazione, operata dai militari, di una “telefonata tipo”.

“Dopo aver comunicato la notizia – ha raccontato, scendendo più in dettaglio, Jacopo Augusto Corno, sostituto procuratore di Vicenza -, il telefonista sollecitava gli anziani a comporre il 112 per avere un riscontro di quanto appena raccontato. Le persone, frastornate e angosciate, componevano sulla tastiera il numero di emergenza, senza prima abbassare la cornetta. Il telefonista, dunque, rimaneva in linea, ma cambiando veste: si spacciava per un operatore del 112 e confermava non solo il coinvolgimento del congiunto nell’incidente, ma ribadiva anche la necessità del pagamento per aggiustare la situazione”.

A questo punto entrava in gioco il finto avvocato, il quale, allertato dal complice, si era già appostato nelle vicinanze dell’abitazione, pronto a citofonare, entrare in casa e prendere in consegna denaro e preziosi, a volte anche le fedi nuziali dei poveri anziani.

“Le nostre indagini – ha spiegato il capitano Adriano Fabio Castellari, comandante della Compagnia di carabinieri di Bassano – sono iniziate nei mesi scorsi, dopo aver ricevuto alcune denunce per due episodi avvenuti a Rosà. Questi sono stati subito collegati ad altri fatti, accaduti a Valdagno e a Camisano e, dopo circa un mese siamo stati in grado di arrivare al duo”.

“Tra delitti consumati e tentati in tutta Italia – ha proseguito, siamo a quota trenta, undici quelli nel vicentino, per un bottino totale di più di 100 mila euro. Per ora, le accuse mossa ai due arrestati fanno riferimento a due truffe e ad altrettante estorsioni. Le indagini continuano e non escludiamo ulteriori sviluppi”.

Una sorta di “criminalità migrante”, quella che si sono trovati di fronte gli uomini dell’arma. Il telefonista era domiciliato stabilmente nel napoletano, mentre l’esecutore materiale era un soggetto mobile con un raggio d’azione molto ampio. Quando gli è stato notificato il provvedimento di custodia cautelare in carcere, infatti, si trovava nella zona di Gallipoli.

Ilaria Martini

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