Di libertà di stampa e di democrazia…

Vicenza – Prendiamo conoscenza del discorso (del 1880) che John Swinton, allora redattore-capo del New York Times, pronunciò in occasione di un banchetto con i suoi colleghi presso l’American Press Association: «In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io. Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata. Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so pure io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente? Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutte proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali».

Per decenni l’informazione mainstream è stata assoggettata a questo tipo di “filosofia”, poiché asservita ai cosiddetti poteri forti. Tuttavia con la crisi economica mondiale, e grosso modo a partire dall’inizio del terzo millennio, molti giornalisti sono stati costretti al precariato dovuto alle oggettive difficoltà della carta stampata, e grazie a Internet hanno trovato nuovi sbocchi professionali dando vita a quotidiani telematici di cui sono diventati di volta in volta editori, direttori responsabili, collaboratori.

Il bello è che, a rafforzare questa indipendenza, ci sarà anche nel 2018 il boom della pubblicità online che, con un incremento stimato del 20% rispetto all’anno precedente, supererà i tre miliardi di euro, pari ad una quota di mercato del 36% sulla spesa pubblicitaria complessiva. Di più: tutti i social network stanno perdendo il favore dell’utenza che tramite loro prendeva le informazioni. Crollo di Facebook? Nei primi 74 giorni del 2018 solo il 30% degli iscritti ha postato nuovi contenuti. Un calo notevole rispetto all’anno precedente.

Ancora un’importante premessa: poco meno di 20 anni fa, il cardinal Martini scriveva nella presentazione del libretto “La questione fiscale”: «è una delle questioni più complesse e ardue da affrontare: non è un tema né facile, né comodo; rimanda ad argomenti più radicali attinenti la stessa concezione di società, di Stato, di democrazia; suscita diverse e talvolta contrapposte valutazioni […] Seppure involontariamente, si sono modificate radicalmente le classifiche esistenti in materia di risorse pubbliche pro capite fruite dalle varie aree e soprattutto – il che è ancora meno accettabile – si è finito talvolta col finanziare i ceti più ricchi di una regione povera mediante i prelievi sui ceti più poveri di una regione ricca.» L’ultimo periodo è perentorio, sta a dire che i poveri del Nord sono stati tassati per mantenere i ricchi del Sud. Con le politiche del M5S i poveri del Nord pagheranno il reddito di cittadinanza ai poveri del Sud?

In precedenza avevamo già accennato al fatto che la Lega Nord è stata funzionale a disinnescare la questione federalista, alla pari dell’Italia dei Valori che, cavalcando la questione della moralità pubblica, ha contribuito nei fatti a ignorare qualsiasi etica politica. Oggi, quando il M5S fa della democrazia diretta il suo cavallo di battaglia, sembra che l’obiettivo finale assomigli ai risultati di cui sopra. Abbiamo già visto qui come il candidato sindaco di Vicenza: Francesco Di Bartolo, parli e scriva in maniera alquanto impropria sull’argomento.

Ma le cronache di questi giorni ci offrono segnali ancor più sconcertanti, per non dire allarmanti. Tutte le attività politiche non possono essere sostituite da una “Piattaforma Rousseau” (quella su cui gravitano le decisioni e le attività interne del M5S) o da procedure informatiche, pur riconoscendo alle stesse il ruolo di strumenti eccezionalmente utili. Cosa sia la “Piattaforma Rousseau” lo ha più volte spiegato il giornalista Paolo Barnard: «Solo dieci anni fa il Movimento 5 Stelle sarebbe stato un imbarazzante pollitalico folklore, l’ennesimo. Oggi, e questo io lo dicevo da un pezzo, dopo l’esplosione dello scandalo Cambridge Analytica-Facebook, il partito dell’azienda di marketing Casaleggio Associati è la più micidiale mina nella pancia della (semi) democrazia italiana dopo Benito Mussolini […] Ciò che l’inglese The Guardian ha definito “il più scioccante attacco al processo democratico” degli ultimi tempi. E quel terreno di cultura già pronto da noi è stato scientemente voluto da un singolo uomo, Gianroberto Casaleggio.»

Per capire, invece, lo scandalo Cambridge Analytica-Facebook in questi giorni all’onor delle cronache, è necessario leggere www.keinpfusch.net, che in Italia è rilanciato dalla rivista online “Come Don Chisciotte”, che suggeriamo di leggere per intero: «La stampa italiana sta cercando di “troncare e sopire” quanto è stato fatto da Cambridge Analytica. […] Il fatto è semplice: su Facebook non si vedono solo le cose che scrivete, ma anche quelle che non scrivete. Siete trasparenti. […] La stampa italiana sta facendo passare questa cosa per “furto di dati” o per “accesso non autorizzato”, ma in realtà il problema non è che hanno rubato dati da Facebook o sono entrati illegalmente su Facebook. Hanno rubato dati dalla vostra mente, e sono entrati illegalmente nella vostra mente».

Più banalmente: attraverso algoritmi e sofisticate manipolazioni sono in grado di fornire ai politici le argomentazioni che i singoli pubblici vogliono sentirsi dire, e quindi ottenere quel consenso elettorale che li legittima democraticamente. Quanto poi ad agire democraticamente, questo è un altro paio di maniche. Ed il candidato pentastellato a Sindaco di Vicenza – dal quale attendiamo ancora esaurienti risposte – ne è al momento la prova.

Enzo Trentin

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