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Altri 16 indagati per i disordini di Vicenza-Padova

Vicenza – Con i sedici ultras del Padova calcio sottoposti a perquisizione questa mattina salgono a venti, in totale, gli indagati per i gravi fatti registrati lo scorso 27 gennaio, in occasione della partita Vicenza – Padova, giocata allo stadio Romeo Menti. I poliziotti delle Digos di Vicenza e di Padova avevano già indagato altre tre persone, che si aggiungono a quella segnalata all’autorità giudiziaria per resistenza a pubblico ufficiale nell’immediatezza della gara.

Sono stati ispezionati e sequestrati telefoni cellulari, tablet e computer degli indagati, alla ricerca di documenti e immagini di possibile valenza discriminatoria o di incitamento all’odio per motivi etnici, razziali, nazionali o religiosi. Sono stati in fine trovati e sequestrati diversi capi di abbigliamento usati per il travisamento al momento della commissione dei reati, una bandiera nazista (rossa con svastica nera al centro), una biografia di Eric Priebke, un coltello a serramanico, una mazza da baseball, un manganello telescopico, un tirapugni, due confezioni di artifici pirotecnici, tre fumogeni da stadio.

Ai venti indagati, tutti ultras della squadra patavina, che risiedono a Padova, Mestrino, Ponte San Nicolò Vigonza, Saonara, Rubano, Maserà di Padova, Limena, Camposampiero, Oderzo e Albignasego, gli agenti della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (Digos) di Vicenza a Padova sono arrivati grazie all’analisi dei filmati dell’impianto di videosorveglianza dello Stadio e quelli della Polizia Scientifica. I reati a vario titolo contestati sono travisamento in occasione di manifestazione sportiva, possesso di oggetti atti ad offendere e lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazione sportiva, violenza/resistenza a pubblico ufficiale aggravata, manifestazioni esteriori del disciolto partito fascista e lesioni personali aggravate.

Per quanto riguarda i fatti, secondo quanto ricostruito dalle indagini, al momento di entrare allo stadio, un consistente gruppo di tifosi padovani giunti nel capoluogo berico in autobus, e scortati dal parcheggio di Vicenza Est dal dispositivo di ordine pubblico, una volta giunti nell’area parcheggio loro assegnata ha iniziato a lanciare grossi petardi in direzione delle forze dell’ordine.

Oltre ai petardi, anche bottiglie e altri oggetti contundenti sono stati scagliati in direzione degli operatori della polizia, i quali sono stati aggrediti pure con aste di bandiere e cinture. In questi frangenti sono rimasti feriti il dirigente del servizio di ordine pubblico della Questura di Vicenza (con prognosi di venti per trauma contusivo all’emicostato destro), un operatore della polizia di stato in servizio all’unità cinofila della Questura di Milano (colpito dallo scoppio di un grosso petardo, che gli ha causato una ferita lacero contusa con ematoma al polpaccio sinistro, guaribile in cinque giorni), e due agenti del reparto mobile di Padova, che hanno riportato contusioni agli arti superiori ed inferiori (per ciascuno la prognosi è di quindici giorni).

La situazione è rimasta tesa anche all’interno dello stadio, prima, durante e pure dopo l’incontro. Ancora petardi lanciati all’interno del rettangolo di gioco, ma sono stati notati anche gesti riconducibili alla destra estrema. Al termine dell’incontro, al momento dell’uscita dall’impianto sportivo, sugli spalti del settore occupato dai padovani, è stato esposto uno cartello dai contenuti antisemiti. Nel dettaglio, un manifesto con la scritta “Se questo è un uomo”, accompagnata dal disegno di un uomo con la maglia del Vicenza Calcio che mangia un gatto.

“L’espressione usata nel cartello – sottolinea una nota della Questura di Vicenza -, per l’evidente richiamo al romanzo di Primo Levi, fatto peraltro il 27 gennaio, in cui ricorre il Giorno della memoria, è interpretabile come provocazione alla tifoseria vicentina attraverso il malcelato e gravissimo riferimento alle vittime dell’olocausto”.

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