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Vicenza certifica il ripudio del fascismo

Vicenza – Tra le modifiche inserite nella proposta di deliberazione del nuovo regolamento per l’applicazione del canone occupazione spazi e aree pubbliche, presentate oggi a Palazzo Trissino, una spicca sulle altre. Poche righe, promosse dal sindaco, Achille Variati, che si configurano come una dichiarazione di ripudio del fascismo.

“Dichiara di riconoscersi nei principi fondamentali della Costituzione italiana e dello statuto comunale e ripudia il fascismo la cui riorganizzazione è vietata, sotto qualsiasi forma, dall’ordinamento giuridico”. E’ questa la formula che dovrà essere sottoscritta da tutti coloro che chiederanno al Comune uno spazio pubblico, ad esclusione dei plateatici dei pubblici esercizi e delle attività cantieristiche.

“La dichiarazione – ha sottolineato Variati –  non dice nulla di nuovo rispetto a quanto è già presente nella Costituzione italiana e nello statuto del nostro Comune e dovrebbe appartenere al pensiero di tutti, indipendentemente dai programmi politici. Ma francamente non è così. Da più parti emerge preoccupazione per il diffondersi di movimenti che si ispirano al fascismo, che tanto male ha fatto nella nostra storia. Per questo, sulla scia di quanto hanno già fatto altre città italiane, mi sembra opportuno che Vicenza, medaglia d’oro per la Resistenza oltre che per il Risorgimento, ribadisca quanto dovrebbe già essere nel dna di tutti”.

Da segnalare che sulla questione è intervenuto anche Giovanni Coviello, candidato al senato nella lista Insieme e coordinatore cittadino del Psi. Coviello premette di concordare pienamente con l’iniziativa del Comune di Vicenza ma chiede anche, a nome del Psi e come candidato, di integrare la dichiarazione di ripudio del “fascismo, la cui riorganizzazione è vietata, sotto qualsiasi forma, dall’ordinamento giuridico” con l’impegno aggiuntivo, per chi richiede l’autorizzazione di spazi pubblici, ad “astenersi da ogni forma di apologia del fascismo”, anch’essa “vietata dalla legge che si ispira alla Costituzione repubblicana – sottolinea Coviello – ma che  si configura sempre come possibile nelle manifestazioni pubbliche”.

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