Vaccini, il 10 marzo è la scadenza della discordia

Vicenza – Pochi aspetti della vita sociale italiana stanno dividendo  in questo periodo l’opinione pubblica, ma soprattutto il mondo politico e le istituzioni, come il tema delle vaccinazioni obbligatorie. Il ché per altro sembra persino un po’ eccessivo, se si considerano i gravissimi problemi che ha un paese come il nostro, che non dà lavoro né prospettive ai giovani, dove imperano corruzione e clientelismo, e che versa in un profondo declino demografico, economico, sociale e culturale. Camminiamo insomma sul ciglio di un burrone e si litiga sul morbillo.

Ed è così che dobbiamo rilevare come la legge del ministro Lorenzin, in materia vaccinale, continui a creare polemiche per la sua attuazione. Il 10 marzo è il termine ultimo dato alle famiglie per vaccinare i figli e far loro frequentare le scuole dell’infanzia. Senza certificato di vaccinazione, niente iscrizione a scuola. E’ però una scadenza  che difficilmente potrà essere rispettata.

“Poter solo pensare – osserva a questo proposito il Movimento 5 Stelle, in una nota firmata da Daniele Ferrarin – che dei bambini vadano incontro ad una interruzione dell’anno scolastico per questioni burocratiche vuol dire non avere la sensibilità necessaria per un corretto rapporto tra cittadini e amministratori”. Ferrarin, che è consigliere comunale di minoranza a Vicenza, ha anche presentato una interrogazione in proposito, pur dando atto al sindaco del capoluogo berico, Achille Variati, di “aver recepito le istanze di genitori e cittadini che chiedevano  una proroga per allinearsi alla nuove norme, richiedendo al ministro competente un atto in questo senso”.

“Alcuni rappresentanti della sua giunta e del suo partito – continua Ferarrin -, in particolare il suo vicesindaco, Jacopo Bulgarini d’Elci, lo hanno subito ripreso negativamente, evidenziando una profonda divisione. Inoltre, l’8 febbraio, il dirigente preposto ai servizi educativi del Comune di Vicenza, Silvano Golin, in una lettera ai genitori interessati li invitava a presentare documenti non previsti dalla legge, creando ulteriore confusione e preoccupazione, oltre ad una indignazione che sta spingendo le famiglie a non sottostare a ciò che percepiscono come un ulteriore sopruso gratuito”.

“Il Movimento Cinque Stelle di Vicenza – conclude il consigliere comunale pentastellato -, chiede al sindaco Variati di rompere gli indugi e porre la questione in consiglio comunale nella condizione di sostenere la sua posizione, ragionevole e in linea con altre richieste fatte da amministratori di vari livelli. Si chiede che durante il Consiglio comunale del 20 febbraio p.v. venga inserito l’argomento in oggetto come dibattito urgente, e venga data risposta all’interrogazione“.

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