Cultura e Spettacoli

Teatro, a Marostica “Concerto per Odysseo”

Marostica – Per la sezione “Uno sguardo sul classico”, la stagione al Ridotto del Teatro Politeama di Marostica propone, sabato 24 febbraio, alle 21, il reading “Concerto per Odysseo”, che canta e ripercorre l’Iliade di Omero. La voce recitante è quella di Maurizio Panici, regista con più di trent’anni di presenza sulle scene dei teatri, in Italia e all’estero, fondatore nel 1984 del Teatro Argot Studio di Roma. ll racconto si fa concerto grazie alla voce magnifica e potente di Raffaele Simeoni, un artista in grado di risvegliare visioni arcaiche e potenti.

La parola, attraverso il canto, diventa paesaggio e torna a raccontare storie e a nutrire l’immaginazione. Raffaello Simeoni, affermato polistrumentista con alle spalle esperienze nel mondo del jazz e della lirica, si avvale della chitarra, di un flauto e di un tamburello, strumenti che riescono a creare sonorità coinvolgenti e visionarie. Lo spazio scenico, inoltre, è arricchito dai fondali di Michele Ciacciofera e dalle immagini di Massimo Achilli.

“Cantami, o diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei…”. Panici non è il solo a raccontare l’Iliade: si avvale di uno schermo dove vengono proiettati versettirecitati da altri attori, che impersonano le figure di spicco del poema (Achille, Priamo, Agamennone…). Fra questi, Luigi Diberti, Sergio Basile, Alessandro Federico, Massimiliano Iacolucci, Massimiliano Franciosa, Mauro Santopietro.

“Cantare l’Iliade oggi – spiega Panici – è raccontare ancora una volta di uomini ed eroi, della guerra e della assoluta necessità della pace, di vendetta ma soprattutto di pietà, perché ciò che emerge da questo monumentale poema è l’inevitabile e necessario bisogno di pace”. Dopo l’ira di Achille, tornato in scena alla morte di Patroclo, e dopo l’uccisione di quasi tutti i figli del re troiano Priamo, particolarmente evocativa è la scena del dialogo tra Priamo ed Achille, dove la pietà è il sentimento che conclude lo spettacolo, dopo scene e visioni di terra, sangue e gesti eroici. “Ma è destino che gli uomini debbano soffrire, e gli dei gioire” è la frase conclusiva della performance.

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