Politica, siamo l’ultima generazione di produttori

Vicenza – Cercare di aumentare la consapevolezza delle persone sui temi quali la democrazia rappresentativa, la democrazia diretta, la sovranità popolare, è un processo lungo e difficile, soprattutto perché si scontra con tutta una serie di “resistenze umane” che sono già state descritte sapientemente nel mito della Caverna di Platone, all’inizio del libro settimo de “La Repubblica”. Proviamo a elaborarne una versione liberamente modificata per adattarla ai nostri tempi.

Immaginiamoci dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dalla nascita, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano fissare solo la parete dinanzi a loro. Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco e i prigionieri, corra una strada lungo la quale i politici gestiscono vari tipi di argomenti: la giustizia civile e penale, l’ordine pubblico, la difesa, la politica estera, la moneta, la sanità, il welfare, l’ecologia etc. etc. per creare una “visione” sul muro di fondo della caverna in modo da attirare l’attenzione dei prigionieri.

Tra i politici e i prigionieri, però, è stato eretto un muro di leggi che impediscono loro di usare il proprio diritto a partecipare direttamente al processo decisionale insito nel sistema democratico, costringendoli ad usare solo la visione fittizia del fondo della caverna, spingendoli a pensare che questa versione sia quella vera. Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accade realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (dove la democrazia è di proprietà dei cittadini e non dei politici), sarebbero portati a credere che la democrazia rappresentativa creata dai partiti politici sia l’unica possibile.

Si supponga, anche, che un prigioniero riesca a liberarsi dalle catene e sia costretto a guardare verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce e proverebbe dolore. Inoltre, l’agire democraticamente corretto dietro il muretto gli sembrerebbe meno reale delle versioni alle quali è abituato. Persino se gli fossero mostrati i risultati di altri Paesi e gli fosse spiegato il trucco, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e preferirebbe seguitare a usare la democrazia offerta dai partiti politici.

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto a uscire dalla caverna e gli fosse esposta la verità, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a credere ad alcunché. È troppo forte per essere accettata come possibile. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.
Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero potrebbe inizialmente percepire l’importanza della questione, ma avrebbe necessità di un lasso di tempo per abituarcisi.

Oggi gli studi sui comportamenti umani hanno chiarito finalmente che non è la realtà che ci condiziona, ma la nostra percezione della realtà, che però dipende dalle convinzioni che abbiamo. Possiamo anche dimostrare che queste convinzioni sono sbagliate, ma accettare nuove idee che contrastano con quelle infette e già consolidate è difficile, perché si crea una dissonanza cognitiva. Piuttosto che vivere un enorme disagio-conflitto, che genera malessere, abbiamo un sistema interiore che rifiuta le nuove idee e difende le proprie convinzioni contro ogni evidenza dei fatti.

A livello statale, tre sono le convinzioni più diffuse e radicate nel nostro inconscio:

  1. C’è bisogno di un leader illuminato.
  2. Lo Stato non ha i soldi.
  3. Il debito pubblico deve essere ripagato.

Come si curano queste convinzioni errate?

Corruzione e incompetenza spesso sono legati tra loro, ma l’incompetenza, anche senza corruzione, genera maggiori danni della corruzione stessa. Sull’argomento c’è un’ampia produzione normativa, sia a livello europeo che italiano a dimostrazione che la competenza, assunta come riferimento per qualità ed efficienza, è la chiave che porta a minori costi e maggiori benefici per l’economia.

Una vicenda, che per immoralità e incompetenza è utile per attirare l’attenzione dei lettori, è quella di Arera (Autorità per l’energia), che ha stabilito come ripartire fra tutti gli utenti del servizio elettrico gli oneri generali di sistema – una parte parafiscale della fattura elettrica – non pagati dai consumatori morosi. “Una socializzazione di una fetta degli insoluti”, scrive il quotidiano “Il Sole 24 Ore” del 14 febbraio. La vicenda è preoccupante e sintomatica nello stesso tempo.

Le sentenze del Tar, del Consiglio di Stato, e l’Autorità dell’energia hanno formalizzato che sarà distribuita fra tutti i consumatori una prima fetta di “oneri generali” elettrici pari a circa 200 milioni arretrati. A parte il fatto che si parla di “prima fetta”, e non si sa bene quante altre “fette” ci saranno: c’è chi parla di 35 euro in bolletta, mentre “la voce del padrone” dei Tg Rai ha “rassicurato” che saranno solo due euro l’anno. E poi, inserire la partita alla voce “oneri generali” la dice lunga, poiché vi si può inserire di tutto indefinendolo.

Ora, al di la’ dell’importo effettivo, rimane l’assenza di moralità e di etica di uno “Stato di diritto” (per i partiti) che anziché rivalersi sui debitori effettivi, preferisce – al solito – scaricare gli oneri indistintamente sugli utenti impossibilitati a difendersi. Qualsiasi imbecille è in grado di governare tassando oltre misura i cittadini. Ergo siamo governati da gente poco seria, e incapace di cogliere la realtà delle cose.

Ci rimane solo un’incognita che presto sarà svelata: nelle amministrative del 2017 l’affluenza al voto è scivolata nell’allarmante 46% complessivo. Un trend riconfermato nelle ultime settimane dell’anno con le elezioni a Ostia, dove l‘affluenza è stata del 33,6%, e di Trapani addirittura sotto il 27%. Quanti saranno quelli che, rifiutando questo sistema pseudo democratico, non si recheranno a votare il 4 marzo? Ormai il Re è nudo, perché abbiamo scoperto che solo in questo modo possiamo prendere coscienza di questa nuova visione della realtà, e modificare le convinzioni che abbiamo interiorizzato. È purtroppo un processo complesso e doloroso ma liberatorio, perché ci rende consapevoli che siamo noi gli artefici del nostro destino, basta volerlo.

Prendiamo coscienza che siamo all’ultima generazione utile di produttori. Gente che possiede ancora un know-how. Taxpayer che non hanno ancora gettato la spugna o delocalizzato o venduto il loro know-how ad altri popoli e Paesi. Scomparsi questi, non solo non ci sarà più chi finanzierà il welfare o le pensioni. Verremo precipitati nella miseria del Terzo Mondo, che già sta invadendoci proprio perché nei loro Paesi non c’è una generazione di produttori. Usciamo, dunque, dalla caverna.

Enzo Trentin

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