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Il Partenone, simbolo dell'antica Grecia e della democrazia ateniese
Il Partenone, simbolo dell'antica Grecia e della democrazia ateniese

Politica, risolverebbe tutto la democrazia diretta?

Vicenza – Il Movimento 5 Stelle risolverà tutto con la democrazia diretta? Prima, però, è necessario analizzare cos’è la democrazia diretta. La Svizzera è il solo paese, se si eccettua il piccolo principato del Liechtenstein, ad avere un sistema di democrazia diretta molto strutturato a livello nazionale. Un simile sistema di processo decisionale diretto dei cittadini esiste anche in alcuni Stati americani, la California ne è l’esempio tipico. Però a livello federale negli Stati Uniti non esiste la democrazia diretta, il che vuole dire che tutta una serie di poteri rimangono fuori portata del referendum.

«La Svizzera è la sola nazione nel mondo dove la vita politica gira veramente attorno al referendum. In questo paese (con 8,372 milioni – 2016) di leader politici rifuggenti la notorietà, e la divisione dell’autorità esecutiva tra i sette membri del Consiglio Federale scoraggia ulteriormente la politica della personalità. Quando succede che un uomo politico si levi sopra la massa, è quasi sempre sull’onda di una campagna referendaria. L’attività legislativa in seno all’Assemblea Federale è una intricata danza per schivare o guadagnare il suffragio popolare. I grandi momenti politici della Svizzera moderna non si sono verificati nella sequela di fieri statisti, ma in seno ai dibattiti nazionali che hanno condotto le masse alle elezioni per decidere del futuro del loro paese.» (Kris William Kobach “Democrazia diretta in Svizzera” © Dartmouth, 1994).

L’articolo 177 della Costituzione italiana impone che il Governo deve decidere in quanto autorità collegiale. Questo significa che nei confronti dell’esterno i Ministri difendono le decisioni del Governo anche se queste non coincidono con quelle del loro partito di appartenenza o con la loro opinione personale. Con questa cultura la Svizzera, che è grande il doppio della Lombardia, «siede stabilmente in cima, o nei pressi della cima, di quasi tutti gli indici globali di ricchezza, competitività, qualità della vita, innovazione…» (“La rinascita delle città-stato” Parag Khanna © 2017). Dunque i partiti, che sono diversissimi tra loro, non si fanno la guerra ma ragionano con pragmatismo e lavorano assieme per i cittadini. Invece da noi i partiti litigano in continuazione.

L’iniziativa popolare consente agli Svizzeri di indire un referendum virtualmente su qualsiasi tema. Le sole eccezioni sostanziali sono alcune disposizioni vincolanti di diritto internazionale, il divieto di genocidio e schiavitù. Le iniziative popolari, ad esempio su tasse, spese statali, questioni militari e anche sulla forma di governo sono fatti normali in Svizzera. Gli svizzeri decidono il 4 marzo se permettere alla Confederazione di continuare a prelevare due imposte che sono le sue principali fonti di entrata. Un voto che rientra in una vicenda elvetica ultracentenaria di federalismo e di democrazia diretta.

L’iniziativa popolare è dunque la pietra angolare della democrazia diretta. Dopotutto, nel referendum facoltativo, i cittadini non fanno che rispondere ai provvedimenti del Parlamento che sono ancora in fase di discussione. Tuttavia con l’iniziativa popolare essi determinano attivamente l’agenda politica. In Svizzera non esistono referendum che siano stati formulati dal Parlamento o dal governo; noti anche come plebisciti. I referendum o vengono prescritti dalla Costituzione, o sono indetti dai cittadini, utilizzando il metodo della raccolta di firme. Anche la California è patria della democrazia diretta. Il “Parlamento” più grande del mondo chiama alle urne ogni due anni 15 milioni di elettori-deputati. Basta raccogliere le firme del 5% degli aventi diritto per promuovere una consultazione, varare, abolire o emendare leggi, diminuire le tasse, tagliare la spesa pubblica, elevare il salario minimo.

La California del resto non è unico neppure in America: altri 17 Stati dell’Unione possono cambiare la Costituzione approvando emendamenti per via referendaria e ancora 21 (più il Distretto di Colombia) concedono ai loro cittadini il diritto di iniziativa per fare leggi e non soltanto per cancellarle. Ma 15 Stati danno agli elettori ambedue questi poteri: quello legislativo e quello costituente. E la California, neppure questo va dimenticato, produce le tecnologie d’avanguardia che potranno cambiare ancora più radicalmente il sistema delle consultazioni popolari, realizzando il “villaggio globale” e sostituendo quelle cabine con un pulsante elettronico. Sono prospettive che spaventano i legislatori, i politologi, i filosofi politici di ogni parte del mondo, inclusa l’America, ma la California non fa niente per ostacolarle.

Nel Paese di Arlecchino & Pulcinella, di tali strumenti a livello nazionale non se ne parla proprio. Anzi i mezzi d’informazione mainstream insistono a sostenere che da noi vige la Costituzione più bella del mondo. Qualche chance si potrebbe avere a livello locale attraverso gli Statuti dei Comuni, delle Province (a proposito, non dovevano essere state soppresse?) e delle Regioni, ma a guardare come sono stati introdotti gli istituti di partecipazione popolare sanciti dalla Carta Europea delle Autonomie Locali (a proposito di… «ce lo chiede l’Europa») c’è da farsi cadere le braccia. È ora necessario considerare che i predetti Statuti degli Enti locali appaiono a partire dal 1990, e con successive leggi arriviamo al D.Lgs. 18-8-2000 n. 267 – Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.

Nel Comune di Torino, retto da un Sindaco Pentastellato, lo Statuto (come in qualsiasi altro Ente locale) è redatto, modificato ed approvato dal Consiglio comunale. Per chi volesse approfondire (si veda qui) all’Articolo 17 – Referendum, sono elencate una serie di materie escluse da tale strumento di sovranità popolare, tanto che c’è da chiedersi se i cittadini potranno almeno scegliere il colore delle divise degli uscieri comunali.

Ma non bastasse, abbiamo l’Articolo 18 – Giudizio sull’ammissibilità del referendum abrogativo e propositivo: 1. Il giudizio sull’ammissibilità del referendum […] avviene, con le modalità stabilite dal Regolamento, ad opera di apposita Commissione, […] 2. Fanno parte della Commissione, con facoltà di delega, il Presidente ed un Vicepresidente del Consiglio Comunale, il Segretario Generale ed il Direttore del Servizio Centrale Consiglio Comunale. La Commissione assume le proprie decisioni a maggioranza dei componenti.

Insomma, non solo il Consiglio comunale si fa le regole, ma nomina anche gli arbitri che giudicano l’ammissione o meno dell’esercizio referendario. E ancora: Articolo 20 – Quorum ed effetti del referendum […] 1. La disposizione oggetto del referendum […] ha efficacia […] se alla consultazione ha partecipato il 25% degli aventi diritto…». E qui è bene sottolineare che il quorum di partecipazione non esiste nei paese “normali”.

Per questo palese conflitto d’interessi (Quis custodiet ipsos custodes?) un’anima candida potrebbe ricorrere all’Articolo 24 – Difesa civica: 1. Le funzioni di garanzia dell’imparzialità e del buon andamento della Pubblica Amministrazione comunale, da esercitarsi anche attraverso la segnalazione di abusi, disfunzioni, carenze e ritardi dell’Amministrazione nei confronti dei cittadini, possono essere attribuite, mediante convenzione, al Difensore Civico provinciale. Da chi viene nominato o eletto il Difensore civico? Ohibò! Ma dal Consiglio comunale, lo stesso che si fa “su misura” lo Statuto. Riepilogando, la partitocrazia ha già svilito il federalismo per mezzo della Lega Nord, adesso è il momento di screditare e affossare la democrazia diretta per mano del Movimento cinque stelle?

Persino Napoleone Bonaparte, condottiero, abile stratega, e ladro d’opere d’arte, arrese alla democrazia diretta dichiarando ai sessantotto notabili svizzeri che giunsero a Parigi, rispondendo al suo invito, a Saint-Cloud, il 12 dicembre 1802: «La Svizzera non assomiglia ad alcun altro Stato: per i fatti della sua storia, per la sua posizione geografica, per le sue diverse lingue e religioni e per l’estrema differenza di costumi che si rileva fra le sue diverse parti. […] La natura – egli dedusse – ha fatto il vostro Stato federalista, voler superare questo dato di fatto, non sarebbe cosa da uomo saggio. Per paesi diversi, diversi governi.» Insomma, non abbiamo avuto il federalismo. Avremo la democrazia diretta?

Enzo Trentin

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