Politica, la nazione della verità perduta

Vicenza – Verrà, forse, il giorno in cui per dare una valutazione su un uomo politico non bisognerà aspettare tre gradi di giudizio. O forse arriverà quello in cui, per una sentenza non sommaria e consentendo le garanzie della difesa, i tre gradi processuali seguiranno un iter straordinario esaurendosi in pochi mesi. Forse verrà! Ma speriamo venga almeno quello in cui si attenua la menzogna che ci tiene legati alle sbarre di questa galera che si ostinano a chiamare democrazia.

Prendete ad esempio le onorificenze del Presidente della Repubblica – che attestano meriti falsi e ridicoli, e che si concedono come ai bambini le caramelle – e considerate le condizioni formali per conseguirle e per continuare ad averle. Prendete poi il Cav. Silvio Berlusconi, che dopo una condanna in terzo grado di giudizio, gravissima per un politico, e che ha attestato senza ombra di dubbio il dolo commesso, ha ancora attiva l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Siccome la revoca dall’onorificenza non è contestuale alla sentenza, ma è un provvedimento del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dello sviluppo economico, il ministro di allora Zanonato non procedette perché, diceva, non era ancora in possesso della sentenza completa.

Quello successivo Federica Guidi, temporeggiò finché non fu costretta alle dimissioni per i motivi ben noti. A Matteo Renzi, ad interim, non passò nemmeno per la testa di fare la proposta, né a Calenda suo attuale successore. Né i due presidenti della repubblica hanno sollecitato il ministero. La stampa mente dicendo che Berlusconi, essendosi dimesso il giorno successivo alla sentenza dalla Federazione dei Cavalieri del lavoro, ha impedito il provvedimento per indegnità.

Ma mente sapendo di farlo, poiché la federazione è solo un’associazione privata, un club, che nulla ha a che vedere con la sostanza dell’onorificenza presidenziale. Dunque, il cavaliere è ancora cavaliere, più cavaliere di prima, e dopo un’assenza opportuna che ha visto la popolarità di Renzi declinare sul muro d’opposizione pentastellato, è ritornato quasi ripulito, etimologicamente candidato, più candidato degli altri, a riprendersi il suo elettorato, provvisoriamente affidato al burattino di Rignano.

Giuseppe Di Maio

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