Preoccupa il concordato chiesto da Miteni

Pfas, parla la Miteni: “Siamo un capro espiatorio”

Trissino – Un vecchio brano rock degli anni ‘70, trasmesso dalla radio, ci accompagna mentre, a metà mattinata, viaggiamo in auto verso Trissino, diretti allo stabilimento della Miteni, dove  l’amministratore delegato, Antonio Nardone, ci aspetta per un’intervista. Ad un certo punto però qualcosa distoglie la nostra attenzione, interrompe i nostri pensieri: è un odore forte, acre, che entra nell’abitacolo della vettura da uno spiraglio di finestrino lasciato aperto. E’ quello tipico che si avverte, dalle nostre parti, quando si arriva nella zona delle concerie. E l’associazione di idee è immediata. Stiamo per parlare con il capo di un’azienda chimica, che lavora con il fluoro, producendo perfluorati, e che è sotto accusa per l’inquinamento da Pfas, ma quest’aria che si respira non sarà anche più pericolosa dell’acqua contaminata che riempie ormai da anni le cronache? Ai posteri, come si suol dire, l’ardua sentenza…

A parte la divagazione, quello della presenza dei Pfas nell’acqua, e nell’ambiente nel suo complesso, resta un problema annoso, di difficile soluzione, anche perché come ci confermerà ben presto l’amministratore della Miteni, si tratta di composti chimici presenti un po’ dappertutto, in moltissimi oggetti che fanno parte della nostra vita, che usiamo tutti i giorni, che sono usati in molte produzioni industriali, e quando l’uso di una sostanza è così diffuso, la sua gestione non è certo facile. Naturalmente, è importante che ciascuna azienda che li usa si attrezzi, e si assicuri di non immetterli nell’ambiente. Abbiamo quindi cominciato la nostra conversazione con Nardone proprio chiedendogli cosa fa, in questo senso Miteni…

Antonio Nardone
Antonio Nardone

Già tra il 2006 e il 2007 – ci ha risposto – Miteni si è dotata d un grosso impianto per la cattura dei perfluorati. All’epoca si produceva il Pfoa, e l’impianto serviva per recuperarlo dalle acque. Lo si faceva soprattutto per motivi economici, per non perdere una molecola costosa. Già allora dunque, in questo modo, era molto diminuita la presenza di questo inquinante nelle acque di scarico al consortile, quindi nello scarico industriale, nonostante a quel tempo non vi fossero restrizioni nelle autorizzazioni allo scarico di questi composti.

Vogliamo fare chiarezza sui vari tipi tipi di Pfas?

Pfas è il nome generico, quello della famiglia dei perfluorati. All’interno della famiglia i più noti sono il Pfoa, l’acido ottanoico, che viene usato nelle polimerizzazioni, come tensiotattivo, ad esempio anche per fare il teflon, ed il Pfos, che in più ha lo zolfo, ed è considerato a maggior rischio ambientale rispetto al primo. Vengono usati in moltissimi modi e sono presenti in parecchi prodotti della vita di tutti i giorni. Sono degli impermeabilizzanti, lubrificanti e ottimi isolanti per il calore, però hanno una biodegradabilità molto lenta, quindi restano a lungo nell’ambiente e nell’organismo umano. Il problema per la nostra vallata è stato causato dal fatto che in passato non c’era conoscenza delle peculiarità di queste molecole, quindi non ci si è preoccupati del loro accumulo. Negli anni ’60 e ’70 addirittura non c’era alcuna limitazione, e del resto mancava a quel tempo anche una coscienza ambientale. Poi sono arrivati i primi limiti, ma i Pfas sono stati comunque trattati come i saponi, con la differenza che si tratta di composti che restano a lungo nell’ambiente e nell’organismo

I Pfas possono esser a catena lunga ed a catena corta…

Pfos e Pfoa sono a catena lunga, mentre quelli a catena corta sono i Pfba e Pfbs, ovvero l’acido perfluorobutanoico, con il secondo che ha lo zolfo dentro. Queste molecole a catena corta sono preferibili a quelle a catena lunga perché non si accumulano nell’organismo. Il tribunale superiore delle acque ha indicato questi ultimi, a catena corta, come le moltecole che dovranno sostituire, entro il 2020, nelle produzione industriali, Pfos e Pfoa. Noi abbiamo cambiato la produzione già dal 2011 e produciamo adesso solo perfluorati a catena corta.

Quali sono le applicazioni industriali dei Pfas?

Sono soprattutto nella fabbricazione del policarbonato, per renderlo non infiammabile. Gli usi sono moltissimi, dalle componenti per le auto, come i polimeri con cui sono fatti i manicotti o i fari, fino ai freni degli aerei, i cui liquidi, essendo sottoposti a sollecitazioni estreme, devono essere inertizzati con il nostro prodotto. E non ci sono soluzioni tecniche alternative valide. Senza parlare del settore tecnologico avanzato, come l’hard disc di un computer, che ha bisogno di essere lubrificato e con queste molecole, una volta trattato in fabbrica, lo resta per tutta la vita del computer. Nostri prodotti sono usati anche in medicina, ad esempio nei colliri, come lubrificante per l’occhio. Sempre in medicina un nostro composto a base di fluoro fa anche da carrier, ovvero da trasportatore, per i principi attivi. Molti farmaci, inoltre sono dei fluorurati: ce n’è uno usato nella cura dell’epatite C, ed un altro diffuso in campo oncologico. Ed anche gli stent coronarici ne fanno uso.

E gli effetti dei Pfas sulla salute umana…?

Non ci sono evidenze di correlazione causa effetto tra i Pfas e qualsiasi malattia, questo secondo quanto dichiarato dalla stessa dottoressa Musumeci dell’Istituto superiore di sanità. Facendo delle ricerche statistiche sugli effetti dei Pfas sulla salute umana poi, non bisogna dimenticarsi dei così detti fattori di confondimento, che hanno un ruolo se il campione che si analizza non è numericamente abbasta grande. Sto parlando degli altri fattori che entrano in gioco, dalla dieta alimentare alla predisposizione genetica, aspetti che nel caso di cui parliamo non sono stati molto presi in considerazione. Quindi è giusto prendere precauzioni, ma non bisogna neanche dimenticare che si opera in una ambito in cui la certezza non c’è

Eppure la preoccupazione tra la gente è forte…

Abbiamo avuto 115 ispezioni in 18 mesi. Noi siamo trasparenti e non so quanto il resto dell’industria qui intorno lo sia, sebbene io certo non voglia che gli altri abbiano lo stesso trattamento nostro. Mi sento di dire che questa è una zona industriale e mi ricordo, per il clamore della cronaca, della vicenda del cromo, che certo è molto più pericoloso dei Pfas per la salute. Inoltre bisogna essere onesti quando si fanno analisi e studi, non si può confrontare un campione preso in questa questa zona con la realtà dell’Altopiano di Asiago. Ci sono contesti molto diversi. Un aspetto da sottolineare è che i nostri scarichi sono nei limiti delle acque potabili, mentre i depuratori non lo sono. Quindi chi è che inquina adesso?

E allora, chi è che inquina?

Questo lo deve chiedere a chi, ai depuratori, riceve le acque… I Pafs ormai li usano davvero in tanti, anche in questa zona. Non voglio additare nessuno ma non va bene prendersela con il produttore quando ci sono in zona anche molti utilizzatori che possono scaricare Pfas nell’ambiente. Il Tribunale superiore delle acque ha ordinato che si faccia un censimento di chi usa Pfas entro il 2017, ma io non l’ho ancora visto. Si continua a dire Miteni Miteni, tutti si nascondono dietro di noi, ma dovremmo guardare anche e soprattutto altrove. Anche perché le altre fabbriche che usano i Pfas per la loro produzione, ma che non sono un’azienda chimica pura, non hanno filtri, spesso non sanno neanche di usare dei perfluorati, e quindi possono anche non prendere precauzioni particolari. E’ necessaria insomma un’opera di sensibilizzazione, anche e soprattutto sugli utilizzatori. Va considerato inoltre che noi esportiamo, soprattutto, il nostro prodotto, che ora è solo a catena corta, mentre ad esempio la Cina produce ancora, credo, Pfas a catena lunga. Altre aziende quindi possono comprare Pfas cinesi e scaricare nell’ambiente. E poi ad essere additati siamo noi…

Vi sentite un capro espiatorio dunque…

Assolutamente sì… Anche perché abbiamo scarichi con livelli di Pfas a livello di acque potabili, e stiamo spendendo tutto il possibile per la bonifica. Nel suolo stiamo facendo ricerche dove vanno fatte, dove c’è un senso farle. C’è chi chiede la chiusura della Miteni, ma se avvenisse il problema non sarebbe risolto dato che i prefluorati, usati ad esempio anche dalla concia, sarebbero semplicemente acquistati altrove. Inoltre stiamo spostando molto la nostra produzione verso un prodotto rivolto al comparti medico e sanitario, ovvero molecole meno pericolose perché persistenti.

Ci sono state polemiche anche con la Commissione parlamentare d’inchiesta…

La commissione dichiara che noi stiamo inquinando, e questo non è vero, è un danno di immagine che non meritiamo e questo ci ha molto amareggiato. Abbiamo anche dato alla Commissione tutta la documentazione… Noi scarichiamo nei limiti delle acque potabili, il depuratore invece, dove scaricano gli altri, non lo è.

Grazie a cosa scaricate a limiti di acqua potabile?

Grazie a grossi investimenti, a monte, sulla revisione di tutti i flussi all’interno della produzione, per cercare di emettere il meno possibile e, una volta collettate le emissioni, le trattiamo prima con delle resine polimeriche, che tolgono selettivamente i Pfas dalle acque, e poi con una serie di batterie di carboni giganteschi eliminiamo l’ultima parte. Quindi, noi emettiamo scarichi con limiti di Pfas almeno dieci volte inferiori a quelli stabiliti per le acque potabili

E’ vero che i filtri a carbone lasciano passare i Pfas a catena corta?

I primi filtri a carbone sembra che lasciassero passere i Pfas a catena corta. Noi abbiamo sviluppato delle miscele di carboni che trattengono ugualmente anche le catene corte. I filtri a carbone, che da noi ormai puliscono l’acqua ovunque, sono sicuri, quindi l’acqua del rubinetto è sicura e controllata.

La nostra conversazione con Antonio Nardone è poi continuata ancora per qualche minuto, in modo più informale magari, ma scendendo anche in dettaglio in talune questioni, come quella di alcuni rifiuti trovati tempo fa nel sottosuolo dell’area Miteni. Abbiamo registrato tutto e quindi proponiamo il resto dell’intervista nell’audiolettore in alto nella pagina, sopra la foto di apertura. Cliccare sul simbolo play per ascoltare…

F.O.

11 Commenti

  1. Fatti e non parole “generaliste”. Come già scritto, per discolpare il suo giornale e la sua intervista a Nardone, estremamente monolinea e insostenibile dal punto di vista giornalistico «ci faccia avere la registrazione intregrale come controprova». Quelle monolinee sono troppo sospette. Per noi è sufficiente questo: la registrazione integrale. La pubblichi, come ha fatto VicenzaPiù.

    Per il resto, siamo stanchi di chi alimenta la confusione, anche solo per raccogliere utenza, generalista. Per “giudicare” – parola forte, perché non noi giudichiamo, ma contrattachiamo – venga a consultare le analisi del sangue dei nostri figli. Spaventose. E qui noi non scherziamo e non retrocediamo, neppure di un millimetro. La stampa collusa, servile, o anche semplicemente senza critica, di riporto, o di diporto, tra cui il Giornale di Vicenza, ci ha già regalato molteplici devastazioni del territorio. E’ ora di finirla e minacciamo… Certo! Minacciamo azioni legali e pressioni popolari contro chi ci sta rovinando. Anche spulciando sulle fatture che la Miteni produce per la stampa. Domani siamo in Procura per questo. La Procura giudica, non noi.
    Ci auguriamo che il suo giornale generalista sia libero e indipendente da queste pressioni.
    Chiuso il discorso e nessuna comunicazione privata essendo il suo un giornale pubblico che deve rispondere al pubblico.

    • Lei non giudica?… Lei non fa altro che giudicare! E lo fa con superficialità ed intolleranza.
      Lei continua a profferire giudizi e ad usare parole offensive al limite della diffamazione.
      Lei fa un grande danno alla causa no Pfas, e non perché si arrabbia contro la stampa che non scatta in piedi a darle ragione, ma a causa della sua arroganza e presunzione.
      Mi auguro (anzi, lo credo certamente) che gli altri attivisti siano ben diversi da lei.
      Devo prendere atto, purtroppo, che ogni dialogo con lei è impossibile.

      • Faccio dialogare centinaia di attivisti tra di loro, avvocati, medici, cittadini. Non i giornalisti con Nardone. Nardone ha passato il limite. E chi sta con lui – senza le armi della critica – non sta con noi. Il danno – noi crediamo – l’ha fatto lei con la sua intervista. La stampa non deve dare ragione a me, a noi, mai ai fatti, ai documenti. Non alle falsità dichiarate da Nardone e da lei non contrastate. Con niente. Si documenti nello specifico prima di fare un’intervista così pericolosa. Glielo dico in modo cordiale, nel caso lei avesse fatto uno sbaglio.

        Noi non facciamo niente di superficiale, arrogante, presuntuoso. Facciamo tutto a posteriori e non tolleriamo la menzogna. Su questo, quando la scopriamo, siamo, certo, intolleranti. Io più di tutti. Come il nostro sangue ai PFC. Anche con chi commette ingenuità. Non possiamo più permetterlo. I dati in mano nostra e delle autorità sono spaventosi. Abbiamo gruppi di lavoro con decine di esperti per fare emergere la menzogna.

        Lei invece ha alzato l’asticella del rischio più di quanto sia in grado ora di sostenere le conseguenze, anche come confronto. Un’intervista fatta in quel modo a una persona indagata a capo di un’azienda ritenuta responsabile da NOE e ARPAV dell’inquinamnento, non si doveva fare.

        Se lei vuole dialogare con me, sa dove trovarmi. Punto.

  2. gentile Oriolo, se lei vivesse veramente in questi territori un’intervista del genere non la farebbe. Mai. Probabilmente vive altrove. Poi sui miei toni, si faccia una domanda perché dobbiamo usarli visto che continuano uscire interviste a senso unico, con domande premeditate e silenzi indecenti perché di fronte a dichiarazioni false o perlomeno dubbie non c’è alcuna controreplica da parte del giornalista. Non so se siano commissionate. Forse sì. Chiederemo agli inquirenti di spulciare le fatture della comunicazione Miteni. Poi vedremo. Siamo stanchi di essere presi in giro, pure dai giornali. Questo ci fa alzare i toni, proporzionalmente al liquame che ingeriamo, quotidianamente, noi e i nostri figli, grazie anche alla stampa. E ringrazi che siano solo toni. Pure sprezzanti, perché l’acqua contaminata per cento anni anni dalla Miteni o da altri, non ha prezzo. Come la vita delle nostre famiglie. Infine, dare spazio ai cittadini, ai comitati, non è copiaincollare i comunicati stampa, ma è tutt’altro. Non sono io che devo farle una lezione di giornalismo, visto che è un direttore. Certo che con un’intervista del genere – l’audio è il non plus ultra della messa in scena – ha dimostrato il contrario. Mi auspico che si riprenda, anche se il passo falso fatto è grave. Cordialità.

    • No, il passo falso non è grave, non è neanche un passo falso… Inoltre, di solito noi non ci limitiamo al semplice copia e incolla, e se fa una ricerca un po’ attenta se ne renderà conto.
      Dicevo che non è un passo falso perché credo fermamente che si debba dare voce a tutti, anche andando controcorrente, quantomeno per suscitare una reazione e muovere le acque, proprio come è successo con lei che sta riportando l’attenzione sulla questione.
      Quanto a vivere nei vostri territori, abito nell’hinterland est di Vicenza, non proprio nella valle in questione ma non lontano. Ma capisco cosa voglia dire vivere nella vostra zona, e lo dico nell’attacco dell’articolo, parlando dell’odore acre che c’è nell’aria, tipico delle zone conciarie. Non ci sono solo i Pfas e l’acqua dunque, io sarei preoccupato anche per l’aria…
      Senza contare la gran quantità di cibo più o meno industriale con cui ci nutriamo, aspetto altrettanto preoccupante. No, non mi sembra sia grave aver dato la parola alla Miteni, data la vastità del problema e quanto tutto il resto passa sotto silenzio. Quanto al fatto che l’intervista sia a senso unico, personalmente non avevo elementi tecnici (o investigativi) per dire all’azienda che quanto diceva non era vero. L’intervista non poteva che essere fatta così. Se avete dati che smentiscano quanto vi si afferma, saremo ben lieti di pubblicare una vostra replica.
      Infine quello che dice sul fatto che l’intervista sia commissionata: diciamo che faccio finta di non aver sentito. Suppongo che lei non conosca a fondo i meccanismi della comunicazione, che sono spesso anche casuali, e che abbia buttato lì delle parole senza riflettere troppo, quindi è perdonato. Però in futuro rifletta di più prima di lanciare accuse pesanti, anche sui social.
      Cordialità anche da parte mia

      • gentile Oriolo,
        purtroppo la corrente va nel verso raccontato da Nardone.
        La stessa corrente che ha portato a quello che siamo, in queste valli.
        E l’acqua non si è mossa con la mia replica alla sua intervista.
        Forse non è a conoscenza del lavoro fatto fin qui, controcorrente, incessantemente in questi mesi, anni, mentre, mi spiace confermarlo, la sua intervista segue e aiuta quella corrente. Con una superficialità sorprendente. O funzionale. Lascio a lei la scelta. E la possibilità di un passo che per noi resta falso.
        Perché elargisce falsità. Come hanno fatto altri giornalisti. E’ dovere di un giornalista informarsi prima di fare domande su un tema delicato che tocca la salute di una popolazione, specie se di fronte ha una persona iscritta nel registro degli indagati. Le domande, da come sono state poste, confermano che non c’è conoscenza dei fatti! (lei stesso lo dice). Sembrano invece guidate e già scritte. CI faccia avere la registrazione intregrale come controprova. Inoltre, ome fa a dire che non ha documenti se è un direttore! Gli legge gli altri giornali? Oppure no? Eppure vive a Vicenza, dice. I fatti che falsificano le dichiarazioni di Nardone deve andare a cercarseli lei. Non, noi! O si legga semplicemente le centinaia di articoli scientifici sui PFAS. A partire dal Gazzettino di ieri o lo stesso Giornale di Vicenza di oggi con le ricerche dell’Università di Padova. >> https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/http%3A%2F%2Fwww.ilgazzettino.it%2Fnordest%2Fpadova%2Fpfas_giovani_riduzione_pene_convegno-3562791.html

        Sui meccanismi della comunicazione lasciamo che sia il pubblico a giudicare sulle nostre competenze. Da 20 anni faccio l’editore e da 30 controinformazione. Non mi serve il suo perdono, anche se apprezzo la sua cordialità. Il sangue…

        • … Il sangue contaminato, le patologie nascenti, le acque da depurare non le perdona nessuno. Tanto meno noi. Neppure le nostre uscite e le nostre scritture immediate e irruente, se ci troviamo di fronte a qualcuno che ha passato i limiti, saranno perdonate. Anzi, chi ha sbagliato deve pagare, andare in carcere, rimediare alle sue colpe. Anche i collusi. Noi lottiamo per questo.

          Cmq, se vuole rimediare, venga alla nostra Conferenza Stampa di sabato.
          Buone cose.

        • Anche lei si legga Vicenzareport di ieri https://www.vicenzareport.it/2018/02/pfas-i-ricercatori-riducono-la-fertilita-nelluomo/
          e le centinaia di articoli sui Pfas che abbiamo pubblicato. Sono più di 300 in tre anni. Verifichi, è una ricerca facile, la può fare anche dalla “nuvola” dei tags sulla sidebar a destra (e’ un editore, dice, certamente le sono familiari questi termini). Quanto a documentarmi, lo faccio come posso, perché una testata generalista, oltre al problema dei Pfas, deve parlare di tutto, dalla politica alla cronaca nera, dall’economia alle questioni del lavoro, al teatro, fino allo sport. Tra l’altro l’intervista a Nardone doveva servire soprattutto a chiarire aspetti tecnici, cosa che fa… Infine, faremo una analoga intervista di segno opposto, che non è, intendiamoci, riparatoria, ma semplicemente prevista come logico seguito a quella all’Ad della Miteni. Insomma, non me ne voglia, ma lei giudica il prossimo con troppa facilità, attribuendo (lei sì, superficialmente) etichette di superficialità e incompetenza, peraltro senza conoscere, perfino “ordinando” e velatamente minacciando…
          Comunque, se questa conversazione deve continuare, non sono i commenti all’articolo la sede adatta. Mi scriva all’indirizzo info@vicenzareport.it
          Buone cose anche a lei

  3. risposta di Alberto Peruffo su FB
    https://www.facebook.com/groups/437427346291025/permalink/1861444533889292/

    QUESTIONE DI CAPRE
    RIUNIONE GENERALE DI STASERA + ALTRA INTERVISTA FAZIOSA

    Segnaliamo questa nuova intervista. Si parla di capro espiatorio.
    A ben vedere si tratta di capre. Certo – per restare nella metafora – la Miteni non è l’unica capra che inquina la valle e a cui bisogna tirare il collo. E’ indubbiamente la capra principale da cui iniziare il cambiamento. La prima. Da qui si comincia. Al giornalista F.O. che non ha coraggio di firmarsi per esteso, diciamo: metti il tuo nome e cognome, così facciamo una verifica e sappiamo chi sei. Poi: tutta l’intervista non sta in piedi… continua >> https://www.facebook.com/groups/437427346291025/permalink/1861444533889292/

    • Caro Sig. Peruffo,
      quello che la scandalizza è semplice correttezza professionale, ovvero il diritto di replica che la stampa deve assicurare. Sono anni che critichiamo su questo giornale la Miteni, anni che diamo spazio soprattutto alla protesta dei comitati di cittadini a cominciare (credo) dal vostro…. Tra i nostri doveri c’è quello di dare la possibilità di parlare anche alla parte avversa, ovvero all’azienda sotto accusa, perché questo fa una stampa corretta e indipendente: riporta il punto di vista di tutti. Inoltre lo fa con pacatezza e non con toni arrabbiati, aggressivi e sprezzanti come quelli che lei usa nel suo post.
      Mi creda infine se le dico che non è mancanza di coraggio se l’articolo è firmato solo con le iniziali. Di solito il direttore di una testata firma per esteso quegli scritti che sono esclusivamente di commento. E’ una questione di bon ton. Del resto non è difficile decifrare la sigla in questione, basta cliccare sulla voce di menu “Redazione” (quello più in alto, in ogni pagina del sito) per vedere a chi corrisponde.
      F.O.

      • gentile Oriolo, se lei vivesse veramente in questi territori un’intervista del genere non la farebbe. Mai. Probabilmente vive altrove. Poi sui miei toni, si faccia una domanda perché dobbiamo usarli visto che continuano uscire interviste a senso unico, con domande premeditate e silenzi indecenti perché di fronte a dichiarazioni false o perlomeno dubbie non c’è alcuna controreplica da parte del giornalista. Non so se siano commissionate. Forse sì. Chiederemo agli inquirenti di spulciare le fatture della comunicazione Miteni. Poi vedremo. Siamo stanchi di essere presi in giro, pure dai giornali. Questo ci fa alzare i toni, proporzionalmente al liquame che ingeriamo, quotidianamente, noi e i nostri figli, grazie anche alla stampa. E ringrazi che siano solo toni. Pure sprezzanti, perché l’acqua contaminata per cento anni anni dalla Miteni o da altri, non ha prezzo. Come la vita delle nostre famiglie. Infine, dare spazio ai cittadini, ai comitati, non è copiaincollare i comunicati stampa, ma è tutt’altro. Non sono io che devo farle una lezione di giornalismo, visto che è un direttore. Certo che con un’intervista del genere – l’audio è il non plus ultra della messa in scena – ha dimostrato il contrario. Mi auspico che si riprenda, anche se il passo falso fatto è grave. Cordialità.

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