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Pfas, l’incontro… da un altro punto di vista

Roma – “L’incontro del tavolo tecnico tra Ministero dell’ambiente e Regione del Veneto voluto dai genitori No Pfas e contribuito nella realizzazione dalla senatrice Laura Puppato assieme alla collega deputata Alessia Rotta, ha fatto finalmente chiarezza sulle azioni fin qui compiute dalla Regione e quelle messe in campo dal governo. È parso chiaro a tutti, grazie alle domande stringenti poste prevalentemente dagli stessi genitori intervenuti, che ad oggi gli unici fondi esistenti e destinati alla realizzazione del nuovo bypass acquedottistico necessario per portare acqua pulita nei rubinetti delle case vicentine, veronesi e padovane, sono gli 80 milioni di euro messi a disposizione dal Ministero ambiente”.

Laura Puppato
Laura Puppato

È quanto si legge in una nota delle due parlamentari del Partito Democratico, Puppato e Rotta, che “ringraziano il ministero per la disponibilità e la prontezza con cui è stato organizzato questo incontro,  servito a fare chiarezza e dare ai comitati una corretta visione della situazione. Le due parlamentari assicurano anche “il proseguimento nel loro impegno per garantire una soluzione a una vicenda tanto delicata e importante”.

“Gli unici  soldi a fondo perduto – sottolineano -, che pagheranno i 2/3 del costo preventivato del nuovo acquedotto e che quindi abbatteranno dei 2/3 i costi in bolletta altrimenti scaricati sui cittadini della zona colpita, saranno quindi a carico dello Stato. Nulla giungerà dalla Regione del Veneto, se non il costo di progettualità ancora allo stadio preliminare, per un importo di un milione e mezzo di euro. È evidente che dopo cinque anni dall’evidenza rinvenuta dal Cnr di un così pesante inquinamento da Pfas, che non ha eguali in Italia e nel mondo e che persiste visto il continuare della produzione dei Pfas a catena corta da parte della ditta Miteni, si deve mettere la salute dei residenti al riparo da rischi. Troppo lenta è infatti l’azione messa in campo dalla Regione Veneto che non ha trovato elementi a propria discolpa, pure se presente con l’assessore regionale Bottacin e i propri tecnici”.

“È stato contestato anche – continuano Puppato e Rotta – il sistema di filtraggio a base di carboni attivi, fin qui attuato con costi che sono gravati sulle bollette dei cittadini. Il Ministero, per bocca dei suoi tecnici, ritiene infatti che il commissario debba operare a breve attuando nuove tecnologie disponibili che consentano la potabilità acquedottistica attraverso un processo di de-salinizzazione a mezzo osmosi inversa con membrane. I filtri attuali ai carboni attivi sono invece un procedimento biochimico, dimostratesi insufficiente.  Nell’arco di un anno, massimo 18 mesi, si dovrà procedere con il nuovo acquedotto e, in tal senso, una figura tecnica dedicata capace di coordinare le parti sarà di grande rilevanza per il buon fine di una vicenda che è durata davvero troppo, per carenze che si è dimostrato non essere imputabili al Ministro che ha agito con tempestività e correttezza”.

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