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Palazzo Chigi, sede del Governo
Palazzo Chigi, sede del Governo

Caccia, il governo impugna la legge veneta

Venezia – Il governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la norma veneta che consente il nomadismo venatorio, utile per andare a caccia al di fuori degli ambiti territoriali dove ogni cacciatore deve essere iscritto per legge. Ad essere finito nel mirino del governo è stato l’articolo 67 della legge regionale 45 del 29 dicembre 2017 “Collegato alla legge di stabilità regionale 2018”. Il motivo della decisione di Palazzo Chigi, come spiega il consigliere regionale veneto del Pd Andra Zanoni, è da ricercarsi nel fatto che l’articolo in questione “viola le competenze statali esclusive in materia di tutela dell’ambiente, competenze, quelle sulla caccia, che tra l’altro non fanno parte del pacchetto della trattativa sull’autonomia in corso in questi giorni tra Venezia e Roma”.

“L’articolo 67  – sottolinea Zanoni – prevede che i cacciatori residenti in Veneto possono esercitare la caccia in mobilità alla selvaggina migratoria fino ad un massimo di trenta giornate nel corso della stagione venatoria. anche in Ambiti territoriali di caccia del Veneto diversi da quelli a cui risultano iscritti. Questo è in contrasto con la legge nazionale 157/92 su tutela fauna e caccia, che invece prevede che si possa cacciare solo in un determinato ambito creando così un legame tra cacciatore e territorio”.

“La Regione Veneto – continua il consigliere regionale -, sulla questione è pure recidiva, dato che la Corte costituzionale, con una sentenza del luglio 2017, ha annullato le disposizioni della legge regionale veneta n. 18 del 27 giugno 2016,  perché consentiva il nomadismo venatorio. Fortunatamente il governo Gentiloni ha fatto prevalere gli interessi generali di tutela della natura e dell’ambiente, previsti dalle norme statali e europee, rispetto a quelli della lobby più estremista e consumista della caccia rappresentata in regione dall’attuale maggioranza del consiglio regionale costituita da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, salvando cosi dal piombo migliaia di uccelli migratori”.

“Sono soddisfatto – concliude Zanoni – perché il Governo ha confermato quanto da me sostenuto a più riprese durante il dibattito in aula. Avevo sollecitato questo provvedimento, assieme alla senatrice Laura Puppato, provvedimento auspicato anche dalle associazioni Lav, Lac, Wwf, Enpa, Lipu. Ora il verdetto finale sul nomadismo venatorio spetta alla Corte Costituzionale che ricalcando quanto già sentenziato lo scorso luglio non potrà far altro che  annullare la norma”.

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