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Elezioni, si presenta “10 Volte Meglio”

Vicenza – Al primo punto del loro programma hanno la “Ricerca della felicità”. E’ una scelta decisamente originale, non sappiamo se utopistica ma certamente è suggestiva, quella del nuovo movimento 10 Volte Meglio, che corre il 4 marzo per le elezioni politiche candidandosi a mandare suoi uomini in Parlamento. Nati da pochi mesi, i suoi membri e candidati sono determinati a farsi valere e si propongono come una alternativa all’attuale sistema. Sono diversi però da altri, sorti come funghi negli ultimi tempi, cosa avvenuta anche un po’ sulla scia del successo del Movimento  Stelle.

Diversi perché si presentano non come rivoluzionari arrabbiati, di destra o di sinistra che sia, ma come i ragazzi della porta accanto, i rassicuranti giovani della buona borghesia stanchi di un’Italia basata sul bizantinismo e sulle furbizie da pochi soldi, sulle raccomandazioni insomma e sulla corruzione. In altre parole verrebbero che il nostro fosse un paese normale, come la Francia o la Germani, o gli Stati Uniti, dove contano le capacità e non le conoscenze ed il servilismo. E si può essere borghesi quanto si vuole, questo basta ad essere rivoluzionari nell’Italia di questi anni…

Luca Rosini
Luca Rosini

Scendendo più in dettaglio, sono tutti piuttosto giovani, per lo più quarantenni, prevalentemente imprenditori e manager, spesso con esperienze e formazione all’estero. Per conoscerli abbiamo incontrato il loro rappresentate a Vicenza, Luca Rosini, manager in ambito turistico…

Vuole dirci in due parole cosa è 10 Volte Meglio?

E’ un movimento composto da persone competenti, e queste competenze vogliamo metterle a disposizione dell’Italia per far ripartire l’economia e creare posti di lavoro. Abbiamo una visione secondo la quale il paese deve smetterla di girare senza una direzione, siamo stanchi vi vedere persone sbagliate in ruoli importanti solo sulla base di conoscenze o dell’appartenenza. Siamo stanchi di promesse non mantenute, di slogan elettorali con coperture improbabili. Come tanti giovani, siamo stanchi di sentirci dire che dobbiamo accontentarci…

Come vi ponete nei confronti dell’Europa?

Siamo dell’idea che si debba costruire un’Italia migliore in una Europa migliore. Riteniamo che non sia possibile prescindere dall’Unione Europea, specialmente per l’Italia, che non potrebbe competere da sola con le altre nazione. Al tempo stesso però anche l’Europa dovrebbe tornare alle sue origini, alla visione che avevano i suoi padri costituenti. Non una unione dunque solo monetaria, contabile e burocratica, ma una comunione di cultura,  di scambi di idee, di Erasmus…

Buona Scuola e Jobs Act, che giudizio date su queste riforme degli ultimi anni?

Per quanto riguarda la scuola, riteniamo che la riforma che è stata fatta non abbia reso la scuola competitiva con l’educazione offerta in altre nazioni. In particolare in Italia non si insegna a lavorare in un team, cosa che invece si fa all’estero dove la scuola prepara di più al futuro professionale. Un’idea potrebbe essere quella di far diventare certe lezioni, considerate un po’ dei riempitivi, come l’ora di ginnastica o di musica, l’occasione per insegnare ai ragazzi soprattutto a fare gruppo. Inoltre dovrebbe essere valorizzato lo studio della filosofia, già fin dai primi anni, perché è una materia che forse non dà nozioni da usare sul mercato dell’occupazione ma fornisce strumenti per adattarsi più facilmente al mondo del lavoro. E poi, naturalmente, deve esserci più meritocrazia, e gli studenti più meritevoli devono scegliersi il loro percorso formativo.

La meritocrazia in Italia è un po’ una chimera. Inoltre, l’ascensore sociale è rotto…

E’ vero, dobbiamo diventare un paese delle opportunità, dando fiducia ai giovani. Meritocrazia nella scuola vuol dire porre le basi perché ci sia riconoscimento del merito anche nel mondo del lavoro, e amicizie, conoscenze appartenenze e lobbies comincino ad essere meno importanti. Proponiamo di creare una task force per individuare le criticità, soprattutto nella pubblica amministrazione, e creare così fiducia nei confronti dello Stato.

E una legge severa contro la corruzione ed i fenomeni clientelari?

Riteniamo che sia importante cominciare con l’esempio, individuando i problemi e poi sostituendo le persone nei ruoli chiave, che dovrebbero finalmente essere quelle con le competenze dovute e non quelle collocate lì dagli amici o dalle lobbies. La mancanza di competenze, e quindi la non-meritocarazia, come è noto, comporta problemi non solo per il settore coinvolto ma per tutto il sistema, perché causa una grave perdita di fiducia nelle istituzioni.

E per quanto riguarda il Jobs Act?

La legge, secondo me, è partita su buoni presupposti ma non è riuscita a dare i risultati sperati. Uno dei punti chiave del nostro programma è la creazione di posti di lavoro qualificati, ma tutto dipende dalla ripartenza dell’economia.

A proposito di economia, credete nella globalizzazione e nel liberismo?

Dobbiamo imparare a muoverci meglio sui mercati. Per esempio in campo turistico dovremmo essere al primo posto nel mondo ed invece siamo solo quinti per attrattività turistica, pur avendo il 60% del patrimonio culturale mondiale. Il problema è che non siamo bravi a far sistema, e neanche comunichiamo né valorizziamo bene le nostre risorse. Insomma, l’Italia deve finalmente far sistema e proporsi meglio nella scena mondiale.

Berlusconi ha avuto parole elogiative nei vostri confronti…

Ci viene chiesto spesso se siamo di destra o di sinistra. Mi sento di dire che non guardiamo a queste divisioni. Sul piano sociale ad esempio, riteniamo che le ragioni dell’economia non siano incompatibili con l’aspetto sociale. Uno potrebbe tirare l’altro insomma. Bisogna però creare una nuova economia, con nuove professioni, uno sviluppo delle tecnologie più innovative, mettendo sempre però al centro l’uomo.

E della flat tax cosa pensate?

Facile a dirsi, impossibile a farsi. Secondo noi dovrebbero soprattutto essere individuati dei settori più profittevoli e innovativi, sia per il privato che per il pubblico, nei quali si potrebbe applicare una tassazione molto agevolata per chi investe in essi. Parlo dell’economia del futuro, come la robotica o le nanotecnologie. Questo ad esempio riporterebbe capitali italiani che sono migrati all’estero. Deve poi essere rivisto il cuneo fiscale e guardare, ad esempio, a cosa è stato fatto in Irlanda, dove una tassazione favorevole ha portato a grandi investimenti delle multinazionali del web. Dobbiamo cavalcare insomma le “onde tecnologiche”.

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