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Da sinistra: Simone Cecchetto, Diego Marchioro, Daniela Sbrollini, Alessandra Marobin e Filippo Crimì
Da sinistra: Simone Cecchetto, Diego Marchioro, Daniela Sbrollini, Alessandra Marobin e Filippo Crimì

Elezioni, il Pd ha presentato i candidati vicentini

Vicenza – Candidati vicentini del Partito Democratico alle elezioni politiche del 4 marzo sotto i riflettori della stampa questa mattina… Per la verità non tutti, ne mancavano alcuni, quelli della zona del bassanese, che faranno una presentazione a sé stante nei prossimi giorni, o almeno così è stato detto. Comunque, questa mattina si sono presentati ai giornalisti cinque esponenti democratici che correranno per un seggio in parlamento, mentre non c’erano Giorgio Santini, convitato di pietra anche evocato in conferenza stampa che si scontrerà nell’uninominale di Bassano contro l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, e Rosanna Filippin, candidata nel proporzionale, per la Camera, a Vicenza, collocata al terzo posto nella lista.

Ma non facciamo il gioco di sapere già chi sarà eletto e chi invece figura in lista senza avere alcuna possibilità… La legge elettorale con cui votiamo, purtroppo,  lo consente, e si sbaglierebbe anche di poco in questa perversa scommessa, ma sarebbe poco rispettoso nei confronti di chi ci mette comunque la faccia e lavorerà in buona fede per il suo partito. Ed è così che oggi, con la segretaria provinciale del Pd, Chiara Luisetto, a far gli onori di casa, hanno aperto ufficialmente la loro campagna elettorale Daniela Sbrollini e Filippo Crimì, parlamentari uscenti, e i tre neo candidati Simone Cecchetto, Diego Marchioro e Alessandra Marobin.

Non è stata però una passerella per i cinque candidati. Dopo le loro presentazioni di rito è iniziato un fuoco di fila di domande piuttosto aperte e dirette da parte dei giornalisti, che hanno voluto mettere a nudo anche aspetti controversi e ferite aperte della nostra società con coloro che andranno a rappresentare il territorio. Da segnalare subito il caso di Giorgio Santini, candidato in un collegio uninominale che è considerato sicuro per il centrodestra, e quindi con una rielezione molto in forse (per usare un eufemismo). La domanda è stata diretta e riprendeva dichiarazioni critiche, rilasciate al Giornale di Vicenza dal sindaco Achille Variati, nelle quali si fa notare come il miglior parlamentare del Pd sia stato ora penalizzato in modo così clamoroso.

La risposta è stata in realtà un po’ evasiva, salvo sottolineare come Santini sia stato, nei passati cinque anni, un senatore sempre presente ed attivo mentre a dir poco assenteista è stato colui che è ora  il suo avversario. Risposta altrettanto poco convincente è quella che si è sentita dare ad un’altra domanda irriverente… “Cosa rispondete – è stato chiesto – a chi vi accusa di essere il PdR, ovvero il Partito di Renzi?” Mal comune mezzo gaudio, è stata di fatto la risposta, ovvero “se il Partito Democratico è il partito di Renzi, i 5 stelle sono il partito di Casaleggio, la Lega è quello di Salvini, Forza Italia quello di Berlusconi e via dicendo”. Ed in parte è anche vero, purtroppo.

Sono stati poi sollevati alcuni temi scottanti, ferite aperte ormai da tempo in Italia, come la libertà di stampa, per la quale il nostro paese è ben poco considerato nel mondo e naviga in una ideale classifica intorno all’80esimo posto su circa 150 nazioni. Siamo messi peggio insomma di tanti paesi africani che guardiamo con sufficienza e che invece hanno un sistema dell’informazione più libero del nostro, meno asservito ad una oligarchia industriale e finanziaria che invece controlla tutti i principali media in Italia.

Senza parlare dell’enorme, indicibile, mostruoso conflitto d’interessi che vede, ormai da più di vent’anni, uno dei maggiori protagonisti della politica italiana controllare in modo più o meno diretto metà del sistema dei media del paese. I candidati vicentini del Pd hanno riconosciuto il problema, lavoreranno, hanno detto, per migliorare la situazione… Il nostro in bocca a lupo, sentito e sincero, fin da questo momento.

Infine un’altra domanda malandrina ha riguardato la legge elettorale con cui andiamo a votare e che ha impegnato a lungo il Parlamento, senza soddisfare davvero nessuno. Il Rosatellum insomma, che secondo molti non è meglio di quel Porcellum giudicato incostituzionale dalla stessa Consulta. Risposta: “Questa era la miglior legge che si poteva fare”.

Franco Oriolo

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