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E’ tempo di pensare alla Grande Vicenza

Vicenza – Mentre Zaia va ramengando tra Venezia e Roma per strappare quell’autonomia promessa all’elettorato il 22 ottobre scorso, i vicentini, di città e provincia, dovrebbero pensare al proprio futuro. Del resto l’autonomia, comunque sia il risultato del mercanteggiamento, più simile all’elemosinare da parte di Zaia che a un negoziato alla pari, comporterà anche un riassetto del governo locale. Perché se cambia la Regione, pure i livelli di governo infraregionali dovranno trovare un nuovo ordinamento, come prevede quel governo del territorio, una delle 23 materie per l’autonomia regionale.

Tanto più che l’ente Provincia, da tempo nel limbo della legge Delrio, dovrà trovare finalmente una fisionomia, visto che non è stata abolita per referendum. Ma il discorso vale anche per i Comuni per i quali è prevista l’unione o la fusione. Insomma un’occasione, non per subire o, peggio, per imposizione dall’alto, ma per essere protagonisti anche sul terreno delle istituzioni. Non lamentiamoci, dopo, se ci siamo lasciati trascinare per non aver proposto nulla di nuovo.

Vicenza, in quanto capoluogo, dovrebbe assumere l’iniziativa: formulando proposte proprio ora, con le candidature per il nuovo sindaco e la nuova amministrazione comunale da scegliere a maggio prossimo. Che c’entra la città metropolitana? Vicenza sia pur non formalmente qualificata tale, di fatto lo è, sopportandone tutti gli oneri senza alcun, non dico vantaggio, bilanciamento. A cominciare dal traffico, soprattutto nelle ore e in giorni particolari, con intasamenti e livelli di inquinamento preoccupanti.

Proprio dal traffico, pressochè interamente su gomma, che interessa radialmente la città, si dovrebbe partire per ragionare di una Grande Vicenza, che per posizione e funzioni va al di là dei propri confini comunali. E sempre per stare al traffico, che dovrebbe essere la causa e motivo per un nuovo rapporto tra capoluogo e territorio provinciale, si dovrebbe ripensare il trasporto pubblico, oggi tutto su gomma. Un tempo dal capoluogo si raggiungevano su rotaia Recoaro, Chiampo, Bassano, Noventa e perfino Asiago; un mezzo questo, salvo per Schio, da rimpiangere per celerità, sicurezza, economicità, puntualità e non ultimo per rispetto dell’ambiente.

Del resto anche le strade hanno fatto il loro tempo. Intanto manca lo spazio per farne di nuove, e poi il consumo dei suoli (vedi la deplorata Pedemontana) reclama lo stop come per le costruzioni. Vicenza, avvezza a guardarsi l’ombelico, alzi la testa e cominci a guardarsi intorno partendo proprio da qui, dal trasporto pubblico. Convochi i Comuni della provincia. Non c’è alternativa alla provincia di ferro, poiché quella di gomma, ampiamente fallimentare, ci porterà presto alla paralisi del traffico, senza contare gli ulteriori effetti negativi. Vicenza batta un colpo!

Giovanni Bertacche

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