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Antifascismo, Coviello: “Il fascismo vero è economico”

Vicenza – “Premesso che l’antifascismo è storicamente nel Dna del Partito Socialista Italiano e più personalmente in quello mio (per la formazione politica iniziata con mio padre che è stato in campo di concentramento per non aver aderito alla Repubblica di Salò), ritengo che i toni di certe dichiarazioni, come affermato anche dal premier Gentiloni e dal ministro degli interni Minniti, andrebbero abbassati e razionalizzati. L’imporre dichiarazioni di antifascismo per la concessione di spazi pubblici comunali, che per altro nulla hanno a che fare con le autorizzazioni alle manifestazioni, che sono compito esclusivo della Questura, ottiene solo l’effetto di accentuare reazioni da parte di sciocchi o violenti, che possono così atteggiarsi a vittime di comportamenti anti democratici”.

Così scrive oggi in una nota Giovanni Coviello, candidato alla Camera per la lista Insieme, intervenendo sullo scottante argomento della dichiarazione di antifascismo che il sindaco di Vicenza, Achille Variati, ha proposto di far sottoscrivere a chi chiede spazi pubblici in concessione. Coviello dunque prende le distanze dall’idea del sindaco, non nel merito, non dunque sull’antifascismo in sé, ma sulla opportunità di richiedere un tale impegno.

“Meglio sarebbe – sottolinea nel suo intervento -, anche per il nostro primo cittadino e per gli altri candidati, non lasciarsi andare a comode dichiarazioni pro e contro queste soluzioni virtuali di un problema più grande, che è il malessere della società, anche e soprattutto vicentina. Malessere che risiede nel crac della Banca Popolare di Vicenza, di cui solo lo scrivente può rivendicare di essersi occupato per tempo, a differenza di chi oggi sa solo diffondere inutili dichiarazioni di comodo, e nelle crisi sempre più ricorrenti di aziende che operano a Vicenza ma con proprietà distanti”.

“Se tutta la stampa si sta interessando al caso Embraco – continua Coviello -, anche grazie alla sensibilità del governo, non vediamo azioni ficcanti dei politici locali, al di là delle solite dichiarazioni di maniera, presso lo stesso governo, per rendere nazionale il malessere locale e per sensibilizzare il Mise su due crisi, quella della Lovato gas, del gruppo emiliano Landi Renzo, che si è data per risolta pur avendo significato la riduzione a poche unità del personale, e l’altra della Omba di Torri di Quartesolo, la cui proprietà, la famiglia Malacalza, socia di riferimento della Carige vuol far credere ai politici di mestiere, gli stessi che si sono visti morire la BpVi sotto il naso, di non avere risorse economiche sufficienti per gestire la crisi di liquidità della storica fabbrica vicentina”.

“Sarebbe ora – conclude il candidato – che Vicenza sostituisse, l’ipocrisia delle dichiarazioni antifasciste e quelle di sterile solidarietà, con atti concreti che, risolvendo i problemi, tolgano spazio al fascismo economico e finanziario che è ancora più pericoloso di quello politico”

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