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Vicenza Calcio (e non solo), comunità da ricostruire?

Vicenza – Il fallimento del Vicenza Calcio non rappresenta solo la fine economica di una azienda ma un’ulteriore perdita di identità, di un ulteriore senso di appartenenza, di un sentimento di orgoglio necessario a generare un “senso di comunità”.

Un senso di comunità nel tempo sempre più sottovalutato in nome delle grandi opportunità offerte da un mercato privo di confini ed annacquato come un vino di qualità sacrificato ad una miope e speculativa resa economica. Comunità troppo spesso amministrata solo nei limiti del valore del denaro dimenticando il vero significato del condividere un territorio delimitato da un confine segnato non solo su una carta ma sul cuore dei suoi abitanti.

Una squadra di calcio, una banca, una fiera, un museo, la festa del Patrono, sono il prodotto di una storia che diventa anche motore di sviluppo. Sviluppo significa anche conservare “gioielli” prodotti nel tempo che non devono essere mai venduti ma esibiti e potenziati, nel piacere di una sfida continua e virtuosa con altre comunità.

L’evidente degrado dei nostri territori fatto di troppi edifici abbandonati e troppa rassegnata diffusa sporcizia, accompagnata da troppe relazioni inesistenti o conflittuali, rappresenta anche un’insufficiente capacità di gestione politica, spesso affacciata solo alla finestra ad osservare ed intervenire in tardivi e sterili giudizi. Incapace di governare straordinarie risorse come, per esempio, un efficace coordinamento delle diffuse forze del volontariato e una attiva partecipazione dei cittadini.

Le parole insegnano ma è l’esempio che trascina. Possiamo noi essere soddisfatti dall’esempio dei vari leader, corpi intermedi compresi, che hanno governato la nostra comunità negli ultimi due decenni? Forse è solo colpa della ciclicità delle cose, nei suoi alti e bassi, e stabilire se siamo arrivati a toccare il fondo è solo un’ipotesi.

Ma una cosa è certa: il fallimento del Vicenza Calcio, una Fiera che non è più vicentina, una banca che non è più del territorio, ed anche una festa del Patrono che non è più un utile magnete per stare semplicemente insieme, forse tutto questo è servito per quel “sinusoide” che ripartirà verso l’alto accompagnato da una nuova visione e da un ritrovato orgoglio di ognuno di noi (e dei nuovi che verranno) di essere vicentini. Io ci spero.

Lucio Zaltron

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