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“Nel Veneto la mafia c’è, anche se non si vede”

Venezia – “Nel Veneto la mafia c’è, anche se non si vede. E proprio per questo è più pericolosa. Lo diceva, nel 2012, Pietro Grasso, allora procuratore nazionale antimafia, di fronte ad una platea di studenti vicentini in occasione della giornata della legalità. Parole che tornano d’attualità dopo la recente operazione della Dia di Padova che ha portato a sedici arresti con il coinvolgimento di due bancari della BpVi di Vigonza”.

Così il consigliere regionale Piero Ruzzante, di Liberi e Uguali, che oggi ha presentato un’interrogazione alla Giunta, chiedendo che l’articolo 8 della legge regionale 48 del 2012 sia attivato e reso concreto. “La ricchezza di Padova e del Veneto e il tessuto d’impresa diffuso fanno gola ai colletti bianchi della mafia, che grazie alla crisi vedono aprirsi nuovi spazi di infiltrazione. Sono convinto che le istituzioni debbano essere in prima linea nella lotta alle organizzazioni mafiose anche per quanto riguarda la cosiddetta area grigia, per questo ho chiesto alla giunta Zaia di intervenire secondo quanto già previsto dalla legge regionale”.

Ecco sa dice l’articolo 8 della legge regionale 48/2012: “Fatto salvo quanto previsto dalla normativa regionale in materia di sicurezza urbana e polizia locale, la Regione opera per la diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile nel mondo dell’impresa, della cooperazione, del lavoro e delle professioni, per favorire il coinvolgimento degli operatori nelle azioni di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa. A tal fine, promuove iniziative di sensibilizzazione e di formazione, in collaborazione con le associazioni rappresentative delle imprese, delle banche, della cooperazione e dei lavoratori, nonché con le associazioni, gli ordini ed i collegi dei professionisti”.

“Per le finalità di cui al comma 1 – si legge nel comma 2 -, la Regione promuove iniziative di formazione e di scambio di buone prassi amministrative a favore delle pubbliche amministrazioni regionali e locali, volte a diffondere la cultura dell’etica pubblica, a fornire ai pubblici dipendenti una specifica preparazione ed a far maturare sensibilità alla prevenzione e al contrasto della corruzione e di ogni altro reato connesso alle attività illecite e criminose di cui alla presente legge”.

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