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Protesta di Mamme No Pfas. “La misura è colma”

Sarego – Se ne parla un po’ meno negli ultimi tempi, in Veneto, dell’emergenza per l’inquinamento da Pfas nelle acque, e questo non è certo un bene poiché in Italia c’è sempre chi è bravissimo a far cadere nel dimenticatoio i problemi più scottanti, magari creando casi e polemiche ad arte per spostare altrove l’attenzione dell’opinione pubblica. Ma sulla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche c’è chi vigila e tiene alta l’attenzione. Lo fanno ad esempio i gruppi Mamme No Pfas, che spesso rilanciano e denunciano tutto ciò che non va, come quello di Montagnana che oggi segnala che i bambini avranno nelle mense scolastiche cibo cucinato con acqua del rubinetto, in un periodo “in cui si sta provando l’efficienza di nuovi sistemi di filtrazione”.

Il gruppo di Sarego invece, una delle zone più colpite, sabato 20 gennaio, alle 10.30, farà una protesta pacifica riunendosi nella piazza del locale municipio, ricordando che il problema della contaminazione da Pfas non è risolto con i filtri negli acquedotti. Con il loro sit-in, le Mamme No Pfas di Serego intendono porre l’accento su alcune questioni cruciali, a cominciare dal fatto che i due pozzi, che servivano una parte del territorio di Sarego sono stati dismessi solo nel giugno del 2016 ed erano altamente insalubri.

In quella zona dunque, per anni, l’acqua è stata altamente contaminata, ed è “necessario – sottolinea il gruppo No Pfas – che si cominci finalmente ad avere acqua sana e priva di queste sostanze che, ricordiamo, sono bioaccumulabili”.  I valori di Pfas nel sangue di alcuni ragazzi del posti infatti sono elevatissimi e valori superano i parametri massimi stabiliti talvolta anche fino a 75 volte, ed alcuni di questi ragazzi soffrono di patologie correlate a tali interferenti endocrini.

“I valori di Pfas nelle acque destinate al consumo umano – continua in una nota il gruppo Mamme No Pafs -,  nei campioni prelevati all’uscita dagli impianti di potabilizzazione di Sarego, sono risultati quasi sempre superiori a quelli degli altri comuni coinvolti. Ad un certo punto i filtri hanno cominciato a rilasciare anche i Pfas a catena lunga, prima di essere sostituiti. Inoltre, guardando i dati e confrontandoli tra loro, una volta effettuato il cambio del filtro i valori riprendono ad alzarsi rapidamente. E molti di noi acquistano acqua in bottiglia anche per cucinare”.

Inoltre c’è anche la questione della emissione di vapore acqueo da parte di alcune aziende della zona, che usano acqua nel ciclo produttivo. Si attende, dagli enti preposti, un chiarimento in merito alla qualità delle acque utilizzate nel ciclo produttivo, se quest’acqua, prelevata dai pozzi, possa essere contaminata e quindi il vapore acque possa agire come aerosol nocivo per la salute di tutti.

“A Sarego – conclude il gruppo – siamo già stati esposti da troppo tempo a questo inquinamento, siamo l’epicentro di questa contaminazione, quindi non possiamo permetterci di accumulare ancora queste sostanze, nemmeno in una minima quantità. Chiediamo quindi risposte certe in tempi brevi, il cambio dei filtri con più frequenza per raggiungere la virtuale assenza di Pfas nell’acqua che esce dai nostri rubinetti, la tutela dei più piccoli attraverso l’utilizzo di acqua non contaminata per cucinare nelle mense scolastiche e l’utilizzo di cibi provenienti da aziende con certificati a zero Pfas”, la protezione delle madri in gravidanza, mediante un protocollo informativo dettagliato sui corretti comportamenti da tenere”.

“Chiediamo infine infine che la popolazione sia avvisata dello stato generale di criticità delle acque di pozzo, sotterranee e superficiali, non filtrate, e dei comportamenti corretti da tenere, anche con lettere informative da consegnare ad ogni famiglia. Chiediamo che venga effettuato un controllo accurato e puntuale sull’utilizzo dei pozzi privati e che siano affissi, sulle fontane pubbliche non controllate o con acqua non filtrata, eventualmente presenti sul territorio, cartelli indicanti la non bevibilità dell’acqua”.

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