Veneto

Pfas, Miteni ricorre al Tar. Danni per 100 milioni

Venezia – Fanno bene i gruppi No Pafs a mantenere alta l’attenzione sul problema. Mai abbassare la guardia, altrimenti c’è il rischiO che i “poteri forti” abbiano la meglio, mettendoci una pezza provvisoria e facendo con il tempo dimenticare il problema. Un problema che invece va risolto una volta per tutte, in modo sostanziale e non con una sorta di make up o spostando la polvere sotto il tappeto. Senza contare il fatto che possono anche rialzare la testa coloro che sono stati messi sotto accusa, come la Miteni, che ha presentato un ricorso al Tar del Veneto quantificando in quasi cento milioni di euro il danno subito per la vicenda Pfas.

E ad essere chiamati in causa, quindi eventualmente a risarcire la Miteni per i danni che avrebbe subito la sua produzione per rallentamenti e obblighi vari, sono gli enti locali e i gestori dei servizi idrici, a cominciare dalla Regione Veneto, ma anche la provincia di Vicenza, il Comune di Trissino e l’Arpav. In altre parole dovrebbero essere i cittadini. Oltre al danno, quindi, la beffa… Naturalmente, le richieste di Miteni hanno subito provocato reazioni, anche in vari ambienti politici, tra i quali i consiglieri regionali Guarda (Amp) e Zanoni (Pd), che parlano di “pretese vergognose”.

“Quando un’azienda si insedia in un territorio – scrivono in una nota oggi i due consiglieri – dovrebbe avere innanzitutto rispetto e cura dei padroni di casa, che sono i cittadini di quell’area. Basti pensare a realtà come la DuPont che, alla luce dell’inquinamento da Pfas e della class action nei suoi confronti, ha pagato di tasca propria le azioni di verifica e tutela ambientale e sanitaria, arrivando poi al patteggiamento e ad un risarcimento di ben 680 milioni di dollari a beneficio dei cittadini americani colpiti. E’ invece triste e vergognoso che Miteni attacchi continuamente gli enti pubblici che si stanno occupando delle attività di caratterizzazione e bonifica dei terreni”.

“Se Miteni ritiene di essere danneggiata – concludono Guarda e Zanoni – non si rifaccia sugli enti pubblici, e dunque sui cittadini, già danneggiati dall’inquinamento, ma su chi nel passato gestiva il sito produttivo e ha causato una contaminazione di cui Miteni dice di non saper nulla”.

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