Veneto

Pfas, Bottacin: “34 ricorsi, ma la Regione va avanti”

Veenzia – “Dal 2013, anno della segnalazione del problema dell’inquinamento da pfas, la nostra Regione è stata l’unica in Italia ad attivarsi subito, sostituendosi anche allo Stato, per avviare il monitoraggio delle acque di falda usate a scopo idropotabile ed ha messo in atto tutte le azioni necessarie per la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini. Il paradosso è che in questa nostra azione siamo stati finora oggetto di ben trentaquattro ricorsi, da parte di soggetti pubblici e privati che ci contestano di aver fatto o troppo o troppo poco. Nelle Regioni in cui non è stato fatto nulla, nonostante la presenza di questi inquinanti, nessuno ha invece mosso obiezioni”.

E’ quanto l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, ha spiegato durante un incontro a Venezia, organizzato per fare il punto sui contenziosi aperti in sede amministrativa e civile sulla delicata vicenda dell’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche. Alla riunione erano presenti il sindaco di Trissino, comune in cui ha sede l’azienda Miteni, e al direttore generale di Arpav.

Al momento sono ventisette i ricorsi presentati al Tar del Veneto, cinque quelli inoltrati al Tribunale superiore delle acque, un giudizio è stato presentato al Tribunale civile di Padova e uno al Tribunale penale di Venezia. Il ricorso più recente dal punto di vista temporale – ha precisato una nota di Palazzo Balbi – è quello della Miteni. Una richiesta, quella dell’azienda trissinese, che non ha spinto le Mamme No Pfas ad organizzare una manifestazione, come riportato in un’altra pagina del giornale.

Tornando alla riunione di questa mattina, Bottacin ha proseguito sottolineando che “per come è stato affrontato il problema il Veneto viene ora preso a modello da altre Regioni, ma siamo stupiti che di una problematica tanto delicata se ne parli come se esistesse solo in Veneto. Per questo ci chiediamo cosa stanno facendo le altre Regioni. Cosa fanno le associazioni ambientaliste nelle altre Regioni? Cosa fanno i Ministeri competenti? Forse il problema è stato sottovalutato ma è fondamentale che intervenga una normativa nazionale e anche europea per affrontare il problema in maniera organica e rendere più gestibili anche i ricorsi”.

Il sindaco di Trissino è intervenuto per evidenziare come la situazione sul piano dei contenziosi abbia in sé qualcosa di surreale. “Noi, con il supporto della Regione e dell’Arpav – ha poi aggiunto -, riteniamo di avere il dovere morale di far luce su questa vicenda e di dare risposte ai cittadini, operando nel rispetto delle normative, anche se manca a livello nazionale l’indicazione di limiti per la presenza di Pfas nelle acque. Nonostante i ricorsi non arretreremo di un millimetro”.

In chiusura, il direttore generale di Arpav ha confermato che con l’uso dei filtri sugli acquedotti si è arrivati a zero Pfas nelle acque della zona rossa. Questi filtri vanno però sostituiti ogni due mesi con un costo elevato, che si aggira sui 2/3 milioni annui. Per questo è stato richiesto lo stato di emergenza che consentirebbe di sbloccare i fondi, finora solo annunciati, e poterli spendere in maniera rapida per realizzare nuovi allacciamenti così da portare acque pulita nelle zone inquinate.

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