Caporalato, Confindustria: “Una cosa ignobile”

Vicenza – “Il caporalato è qualcosa di ignobile, una pratica che umilia il lavoro e le persone, danneggiando il tessuto industriale sano con una concorrenza sleale nei confronti delle aziende oneste che nel vicentino sono sempre la stragrande maggioranza, come ha riconosciuto lo stesso sindacato. Confindustria Vicenza ha da tempo preso una posizione netta in occasione delle contrattazioni di secondo livello, promuovendo buone pratiche e assistendo le imprese corrette verso la valorizzazione delle persone che lavorano e vivono in azienda”.

Così il presidente di Confindustria Vicenza sullo scottante tema del caporalato emerso nel dibattito pubblico a seguito di recenti indagini della Guardia di Finanza nel Triveneto. La notizia infatti è di ieri, quando le Fiamme Gialle di Pordenone hanno concluso delle complesse indagini sulla intermediazione illecita di manodopera (ovvero il cosiddetto caporalato) nel settore manifatturiero industriale, accompagnata, naturalmente, anche da emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.

Più in dettaglòio è stata individuata una associazione per delinquere la cui principale figura era un uomo residente nella Provincia di Pordenone, noto alle forze dell’ordine e già condannato per reati economici e finanziari. “Si è riscontrato – spiegano in una nota le Fiamme Gialle – che c’era un ricorso a dissimulati rapporti di appalto subappalto con società aventi minimo capitale sociale, esistenti più su un piano formale che sostanziale e intestate a prestanomi, sulle quali venivano fatti convergere gli obblighi fiscali e contributivi della manodopera impiegata che appariva quindi, sul piano formale, assunta e dipendente da queste imprese anziché da quelle realmente fruitrici”.

“I rapporti commerciali tra committenti e società appaltatrici erano quindi concepiti al solo scopo di interporsi tra il personale e le aziende presso le quali lo stesso prestava lavoro, tanto che le fatture emesse giustificavano il costo per il mero impiego della manodopera facendola ricondurre a fittizie prestazioni di servizio”. Ci sono 59 persone indagate e tra di essi anche quattro vicentini. I lavoratori infatti venivano occupati in ben 37 aziende, con sedi nelle provincie di Venezia, Brescia, Padova, Treviso, Vicenza, Bergamo, Modena, Pavia e Milano. Sono state individuate più di mille posizioni lavorative collegate a questi impieghi illegali di manodopera e il gip di Pordenone ha disposto un sequestro per equivalente per un importo di poco inferiore ai quattro milioni di euro.

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