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Cocaina e clandestini, sgominata una banda

Vicenza – Importante colpo inferto al mercato dello spaccio di droga in città. Dopo due anni di lavoro si è conclusa oggi una complessa indagine della polizia di stato che ha permesso di smantellare una organizzazione criminale italo albanese specializzata nell’importazione e nello spaccio di cocaina a Vicenza. La droga veniva acquistata in varie città del Nord Italia e poi ceduta proprio a clienti fidelizzati nel vicentino.

Quindici persone sono state denunciate con le più svariate accuse: vendita e detenzione di sostanze stupefacenti, estorsione, favoreggiamento aggravato dell’ingresso e della permanenza illegale sul territorio italiano di straniero clandestino, impiego di lavoratori stranieri clandestini, falso in titoli di soggiorno, corruzione, manomissione di atti di ufficio, traffico di influenze illecite, favoreggiamento, falso materiale e ideologico in atti pubblici.

La varietà dei capi di imputazione denota come fosse ampio il raggio di azione della banda, i cui membri, oltre ad intimidire con aggressioni e minacce gli acquirenti che non pagavano le forniture nei tempi stabiliti, sarebbero anche riusciti a far avere permessi di soggiorno e altri documenti a componenti del gruppo, permettendo loro di sanare, in maniera illecita, una condizione di clandestinità in Italia.

Ancora più grave è che in quest’ultima attività è stato coinvolto anche un ex dirigente della squadra mobile di Vicenza, Michele Marchesi, che avrebbe ricevuto, dal capo dell’organizzazione, della cocaina e, in cambio si sarebbe attivato per fargli avere i documenti richiesti “intercedendo – precisa una nota della Questura vicentina – con l’ufficio immigrazione attraverso false attestazioni di collaborazioni di giustizia da parte dei beneficiari. In una occasione avrebbe addirittura prodotto una ricevuta contraffatta”.

“Il funzionario – prosegue la nota – è indagato anche per omissione di atti di ufficio e falso in atto pubblico, avendo prodotto documentazione alterata per evitare di applicare una sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida, applicata dalla prefettura al capo della banda”.

Già nel 2016, sempre nell’ambito di questa indagine, erano state emesse due misure cautelari: la prima di tipo custodiale in carcere, a carico dell’elemento di vertice della banda, e la seconda interdittiva della sospensione dai pubblici uffici della polizia di stato, a carico del funzionario.

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