sabato , 16 Ottobre 2021
Ausilio Bertoli
Ausilio Bertoli

A Camisano il romanzo “Un mondo da buttare”

Camisano Vicentino – Ausilio Bertoli presenta il suo libro “Un mondo da buttare”, a Camisano Vicentino, la sera del 10 gennaio, presso la Biblioteca Comunale cittadina. Si tratta di un romanzo su Vicenza, Padova e il Veneto, sull’immigrazione e sulla società odierna. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Ilaria Rebecchi e vedrà protagonisti, oltre all’autore, Mirko Rebecca, presidente della biblioteca che sarà accompagnato dalla consigliera Isabella Pavin, il cantautore Gali Inbal e il gruppo LibraVoce, di Camisano, che leggerà alcuni brani dell’opera di Bertoli.

Ambientato nel Veneto, soprattutto a Padova e Vicenza, nelle Marche e in Lettonia, il romanzo racconta una storia sentimentale, nella quale emergono i disvalori della società moderna, in particolare il mito dell’apparire e della bellezza imposta dalla moda, ma anche l’individualismo, il precariato nel lavoro e la strumentalizzazione del corpo femminile. A dare speranza sarà un risvolto positivo affidato al personaggio di una grintosa giornalista vicentina.

Il protagonista della storia, Stefano Vitti, è un immigrato (proviene dalle Marche) e a Padova lavora come creativo in un’agenzia pubblicitaria, disdegnando l’impiego nella farmacia di famiglia, mentre nel fine settimana si rifugia nella cascina ereditata dal padre, in mezzo ai campi di San Vito Vicentino, in cerca d’ispirazione. Ma lì è costretto a ricorrere alle cure preventive di un ansiolitico per attenuare i disagi provocati dai rumori eccessivi dei vicini.

L’esistenza di Stefano, tanto inquieto quanto appassionato del proprio lavoro, è scandita da continue conoscenze femminili: l’inquilina Barbara, ossessionata dal fondoschiena di Belen, la bella lettone Katrina, calamita per tutti i maschi, Sarah generosa studentessa di psichiatria e Dalia, grintosa giornalista giramondo, amante della concretezza. Tutte donne, queste, che lo attraggono fortemente per via di quella sua insaziabile ricerca di un affetto sincero e di sicurezze.

È in quest’acqua stagnante che nuota la sua malcelata stanchezza di vivere, la propensione a sfuggire ai legami duraturi, mischiata a un desiderio impellente di valori alti, spirituali, spesso ignorati se non sbeffeggiati dai più nell’odierna “civiltà del fondoschiena”, come Bertoli la definisce. Le giornate di Stefano, vissute in una città “palcoscenico e sistema di comunicazioni”, si ispirano alla vita reale della nostra società in crisi: mito della bellezza, mal di vivere, sogni di successo, occupazioni precarie, trappole maschiliste, spettro della perdita del lavoro. Il risvolto finale, in terra lettone, fa però riflettere sul valore dei sentimenti genuini, disinteressati.

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