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Giorno della Memoria, “Solo una razza: quella umana”

Vicenza – “Ad Albert Einstein, che immigrava negli Stati Uniti, fu chiesto di dichiarare la sua razza di appartenenza. Lui, che era un genio, rispose: sono di razza umana. Ecco questa è la risposta. Il resto sono stupidaggini”. L’aneddoto è stato ricordato ieri da Gilberto Salmoni (nella prima foto, sopra), 89enne ligure, sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Buchenwald, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di commentare l’incidente di percorso sulla “razza bianca” capitato al candidato del centrodestra alla presidenza della Lombardia.

Aneddoto a parte, Salmoni ha incontrato ieri a Vicenza, al palazzo delle Opere sociali, in piazza Duomo, circa trecento persone tra ragazzi delle scuole medie di Recoaro e delle superiori di Vicenza. L’incontro è stato organizzato da Spi, Fnp e Uilp, i sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, per ricordare il Giorno della Memoria. L’iniziativa aveva anche al patrocinio del Comune e della Provincia di Vicenza. Sul palco, per i tre sindacati, c’erano i segretari generali Igino Canale, Vittorino Deganello e Roberto Merlo. Tra i presenti anche i segretari generali della Cgil, Giampaolo Zanni, e della Uil, Grazia Chisin.

Presente con un ruolo attivo nell’intervista al quasi 90enne la direttrice della Fondazione Fossoli, Marzia Luppi che ha presentato le pubblicazioni nelle quali sono stati raccolti i ricordi del protagonista dell’incontro. Gilberto Salmoni venne arrestato nel 1943, a Bormio, con tutta la sua famiglia: genitori, fratello maggiore, sorella e cognato. Vittime delle leggi razziali, si erano tutti nascosti e stavano scappando dalla loro città, Genova, ma furono denunciati da un delatore. Arrestati dai militari della Repubblica di Salò, rimasero (dopo essere passati per il carcere di Milano) per diverso tempo a Fossoli in provincia di Modena dove vi era un campo di smistamento.

Da lì genitori e sorella finirono ad Auschwitz dove morirono, mentre lui e il fratello maggiore furono spediti a Buchenwald nel centro della Germania dove riuscirono a cavarsela. Il fratello Riccardo era entrato in un gruppo clandestino di oppositori, ma lui che era ragazzino non lo sapeva. Gli italiani erano pochi, e i fratelli Salmoni stavano in una baracca con diversi prigionieri politici francesi, tra i quali c’erano anche personalità politiche e istituzionali importanti della Francia prima dell’invasione nazista.

Tornato in Italia Salmoni riprese gli studi, diplomandosi nel 1945 al liceo classico. Successivamente proseguì anche con gli studi universitari. Fu difficile inserirsi tornato dal campo di concentramento e non parlò per decenni del dramma vissuto. “Solo da una decina d’anni racconto la vicenda che investì la mia famiglia – ha spiegato -. Tutto quello che è successo, la strage di milioni di persone inermi, la Shoa, è stato provocato da pochi uomini senza umanità che hanno applicato metodi scientifici su larga scala per praticare lo sterminio”.

“Che uomo può essere – ha aggiunto – uno come Hitler che, nonostante la fine fosse vicina, ha lasciato per mesi che le fortezze volanti alleate massacrassero le città tedesche? O ancora, il suo ministro della propaganda Goebbels che, siccome considerava tutto finito, prima di suicidarsi ha ucciso i suoi sei figli? Cosa ha capito della vita Goebbels? Queste cose vanno ricordate perché sono successe davvero, e purtroppo c’è il pericolo che si ripetano. Per questo dobbiamo raccontare e far sapere cosa è successo”.

L’incontro è stato accompagnato dalle canzoni di Luca Bassanese. In conclusione il cantautore vicentino accompagnato dal coro dei ragazzi delle medie dell’Istituto comprensivo Floriani di Recoaro Terme, ha cantato il brano “Il girotondo”, di Fabrizio De Andrè.

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