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Il torrente Poscola, a Trissino
Il torrente Poscola, a Trissino, dove è stato trovato un pesante inquinamento da Pfas

Veneto e Toscana, Pfas comune mezzo gaudio?

Venezia – “Ad ogni modo il Veneto continua a garantire la sua collaborazione alle altre Regioni su questa complessa tematica”. La tematica è quella dell’inquinamento da Pfas, drammatica, in realtà, oltre che complessa. A parlare è invece l’assessore all’ambiente della Regione Veneto Gianpaolo Bottacin, in quello che è un botta e risposta tra la nostra regione e la Toscana nell’ambito di una polemica che avremmo preferito non vedere. A cominciare era stato proprio il Veneto con dichiarazioni del presidente della Regione Luca Zaia e dello stesso Bottacin, entrambe incentrate sul fatto che il resto d’Italia starebbe gestendo il problema prendendo come esempio il Veneto…

Subito dopo sono arrivate delle precisazioni dalla Regione Toscana, in particolare dalla agenzia Arpat, alle quali ha replicato di nuovo l’assessore all’ambiente veneto… Sia le dichiarazioni dell’assessore che quelle di Arpat sono molto tecniche ed anche difficilmente verificabili, per questo ci limitiamo a lincare i comunicati stampa originali. L’unica riflessione che ci pare corretto fare è quella secondo la quale le due situazioni sono estremamente diverse, con l’inquinamento del Veneto, ahinoi, molto più vasto.

Su questa lunghezza d’onda c’è da registrare il commento a tutto questo di Laura Puppato, senatrice veneta del Pd, per la quale le polemiche di questi giorni servirebbero solo a coprire mancanze di Palazzo Balbi. “Per la giunta regionale del Veneto – scrive infatti la Puppato in una nota – si può persino dire che mal comune è mezzo gaudio, per giustificare le carenze e il ritardo di cinquie anni almeno (era il 2013 quando il Cnr portò alla luce quantità pesanti di Pfas nelle acque del Poscola e della laguna), ma la tragica realtà rimane un atto d’accusa difficilmente cancellabile. Le situazioni veneta e toscana non sono comparabili, visto che il problema in Toscana è assai minore perché limitato alle rilevazioni fatte sulle acque superficiali, mentre in Veneto l’inquinamento riguarda le acque profonde, ovvero quelle che finiscono nei nostri acquedotti rendendo non potabile l’acqua del rubinetto”.

“Sul tema – continua la senatrice – è ben difficile giustificare i ritardi della Regione che pare non avere fretta di risolvere il problema, visto che ancora non si coglie quando saranno usati gli oltre 100 milioni arrivati da Roma per bonifica e nuovo acquedotto e quanti siano i fondi stanziati dalla regione stessa, perché dopo 5 anni appunto i lavori non siano ancora iniziati. Fissare dei limiti, peraltro a zero, quando il problema lo hai in casa e non hai saputo prevenirlo, farebbe sorridere se non fosse tragica realtà”.

“Sai quale utilità, aver fissato limiti dopo che l’inquinamento è avvenuto e in modo tanto massiccio da risultare l’area abitata più inquinata al mondo da Pfas? Ora che i buoi sono scappati ci si vanta di aver chiuso la stalla?  E anche dopo che l’ultimo dei buoi è uscito, per restare alla metafora, e non si stanno assumendo precauzioni adeguate pro futuro, ci si gloria di insegnare agli altri come fare? Un protocollo nazionale o internazionale è certamente auspicabile, ma la normativa è sempre stata chiara ed era compito della Regione verificare la quantità di Pfas nelle acque potabili sul territorio veneto, purtroppo, si vogliono nuove deleghe e contemporaneamente non si muove un dito su quelle che già ci sono”.

“Stiamo perdendo troppo, troppo tempo – conclude la Puppato -, tempo prezioso, il Veneto ha già risorse per risolvere il problema, risorse nazionali messe a disposizione fin da subito dallo Stato si provveda a dare acqua pulita ai cittadini di questa vasta area. La Regione è impegnata in un’eterna propaganda ridicola nel caso in esame e che serve agli attori principali solo per coprire la loro oggettiva incapacità di gestire il problema”.

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