Vicenza, quando fare il portavoce non è da tutti…

Vicenza – Chissà, forse saranno state tutte le mazzate prese, dalla selva di Teutoburgo alle gole di Fornovo, ma il più bell’esercito del mondo, avanguardia delle popolazioni italiche unite, ha regalato al suo popolo un carattere non bellicoso, pacifico e… conservatore. Chissà! O forse la diffidenza per le sorti patrie fa il paio col timore di mettere a repentaglio le fortune private, nel concorso, che invece altrove è inevitabile, a misurare il proprio valore con quello dei compatrioti? Per dire, qui, uno dei pochi “onorati” fatti d’arme: Legnano, è stato enfatizzato per chiudere ai foresti l’accesso ai benefici, alle rendite da imperialismo casalingo marcato polenta nord! Un chiaro sopruso reazionario col quale si detesta la competizione e si reclama la mobilità sociale (ascendente) unicamente sibi et suis.

Gli italiani tutti sono un popolo conservatore. Ciò che resta da definire, nel gioco italico dei benefici guelfi o ghibellini, è se siano conservatori di destra – che cioè assommino le energie e gli appetiti di chi desidera la legge per poterla infrangere – o conservatori di sinistra – che racchiudano invece tutti coloro che desiderano un impenetrabile reticolo di norme cristalline a protezione dei loro privilegi. Poi, il tempo, diciamo la Storia, ammette anche un transitorio gruppo di rivoluzionari eretici. E nel paese della sfiducia ai progetti collettivi il terzo gruppo, quando sorge, sorge grandioso.

Inutile stare ad elencare l’Itale Glorie che dalle pietà Catare al pensiero Gramsciano ha tenuto occupati generazioni di fuchi di regime. L’ultima, è ormai inutile tergiversare, è quel M5S che impasta nobili apostolati e aneliti popolari nello slalom tra il nemico antiprogressista e gli amici simulatori. In questa legislatura, un decimo degli eletti ha simulato, e altri si apprestano a farlo alle prossime elezioni. Essere portavoce non è da tutti, anche se a nessuno si può negare l’ambizione di provarci.

Succede allora, che l’ostilità degli amici concorrenti, il prestigio conseguibile in concorso, le prebende congiunte alla carica, istighino un cittadino a lottare per una candidatura a portavoce che tradisce lo spirito della democrazia compiuta. E lo tradisce preparandosi a blandire un elettorato invece di essere suo ambasciatore. Spesso la totale estraneità allo spirito M5S (che ha programmi alquanto dettagliati nell’edificazione di una società giusta ed etica) produce delle proposte elettorali inqualificabili, proposte che oltre a mostrare una più generica povertà ideale, scimmiottano il programma di un avversario insidioso.

E così, qui a Vicenza, un noto candidato alle comunarie del Movimento 5 Stelle, ha vantato con l’intervistatore di essere pronto ad assumere cento nuovi vigili, apparecchiati a placare le paure conservatrici del suo elettorato di destra. Allo stesso modo avrebbe potuto promettere l’assunzione di cento nuovi addetti alle aiuole e verde pubblico, per blandire l’elettorato conservatore di sinistra. Cosa poi abbia a che fare tutto ciò, sebbene ineludibile prassi amministrativa, con il progetto di un uomo (e una donna) nuovi, a cui stiano a cuore la realizzata cittadinanza e l’accesso effettivo al concorso per ogni concretizzazione umana e civile, questo è tutto da dimostrare.

Giuseppe Di Maio

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