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La Fabbrica alta, a Schio, è al centro di un progetto di rigenerazione culturale
La Fabbrica alta, a Schio, al centro di un progetto di rigenerazione culturale

Schio, “Deus ex Fabrica” conclude FabricAltra

Schio – E’ partito oggi pomeriggio, a Schio, il progetto “Deus ex Fabrica”, che segna anche la fase conclusiva di FabricAltra, un percorso di rigenerazione culturale che dalla scorsa primavera ha cercato di “risvegliare” la Fabbrica Alta di Schio, luogo simbolo della città e del lavoro in questo territorio. Un gigante da anni silente e addormentato, al quale si è cercato, con le iniziative organizzate, di dare nuova vita, immaginandone anche nuove destinazioni e un diverso destino.

Il percorso “FabricAltra”, promosso dal Comune, insieme alla Fondazione Teatro Civico, con il coordinamento scientifico del laboratorio di management dell’arte e della cultura dell’università Ca’Foscari di Venezia, ha infatti proposto di laboratori guidati rivolti a studenti e giovani teatranti del territorio, e momenti pubblici rivolti a tutta la cittadinanza. L’intento è stato, anzitutto, quello di ascoltare uno spazio suggestivo e sacro al lavoro, per comprendere cosa possa raccontarci del passato e della sua storia, ma anche cosa abbia ancora da dirci per il futuro: per non relegarlo a pezzo di memoria e di archeologia industriale, ma rigenerarlo a nuovo luogo di vita, socialità, cultura per la città e il territorio.

“Il progetto Deus ex Fabrica – sottolinea una nota di presentazione dell’evento – mira ora a far interagire la fabbrica risvegliata con quello che la circonda: saranno i linguaggi dell’arte e le tecnologie digitali a consentirle di esprimersi prestandole suoni e parole, colori e immagini, a renderla sensibile all’ambiente e alle presenze umane, a metterla in dialogo con la città e il mondo. E le sue reazioni saranno imprevedibili e sorprendenti: allegra, triste, divertita o divertente, comunque sempre disposta e in attesa di entrare in comunicazione, di essere nuovamente viva e vicina alla città e a chi la vorrà ascoltare e guardare”.

La fabbrica si trasformerà in un immenso strumento, controllabile via software anche a distanza, messo a disposizione di artisti di tutto il mondo, invitati da una call a creare composizioni uniche e site-specific. Usando materiali reperiti nelle stanza abbandonate dell’edificio, il collettivo di artisti professionisti D20 ha costruito una macchina del suono, con martelli che percuotono pezzi di telaio, bracci meccanici che sfregano lamiere, martelletti che fanno risuonare vecchi trofei ritrovati negli uffici.

I suoni catturati e digitalizzati potranno essere manipolati dall’artista; si è creato poi anche un archivio di suoni di repertorio e di nuovi suoni, risultanti dai laboratori svolti di recente all’interno della fabbrica, che potranno essere usati dai compositori come tavolozza sonora. Allo stesso modo la facciata della fabbrica diventa uno schermo sul quale potranno apparire colori, scritte ed elementi grafici. I primi a sperimentare il gigantesco strumento sonoro-visivo sono stati proprio gli artisti del Collettivo D20, che oggi pomeriggio hanno proposto una “partitura” digitale pensata e creata per l’edificio.

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