Processo BpVi, Zonin ha tutte le fortune…

Vicenza – Zonin ha tutte le fortune. Il procuratore della Repubblica di Vicenza, Antonino Cappelleri, riferisce un quotidiano del 23 novembre, dopo essere stato sentito in commissione banche, scrive al presidente Casini. E sorprende per quello che dice ma più ancora per il sottotesto. Intanto perché dopo l’audizione, il procuratore sente il bisogno di intervenire ulteriormente. Per dire cose già ampiamente risapute. Ovvero…

  1. che in mancanza della dichiarazione di fallimento della banca non era configurabile il delitto di bancarotta per cui procedere penalmente. In proposito gli è stato ricordato che lo stesso pubblico ministero è titolare del potere di iniziativa per chiedere il fallimento. Ben poteva dunque attivarsi con le conseguenze del caso; in mancanza doveva giustificare tale sua inazione.
  2. Non aver sottoposto a sequestro i beni del presidente, e non solo di lui. Il procuratore si difende (sembra questo il significato di questo suo estremo intervento) osservando che accanto al sequestro preventivo, il Pm può procedere anche al sequestro conservativo a garanzia del pagamento delle pene pecuniarie, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all’erario. Nel frattempo sono scappati i buoi; a riprova della necessità di una misura cautelare. Sulla quale, se fosse stata adottata, avrebbero potuto trovare giovamento anche i danneggiati.
  3. Un sequestro, continua Cappelleri, di 106 milioni di euro è stato ottenuto a carico della banca; come dire che a rimetterci sono ancora i risparmiatori, mai i manager.
  4. Il decreto del governo che ha salvato la banca non ha però evitato la perdita di denaro da parte dei risparmiatori e qui il procuratore ha ragione! Ma va ricordato che per Veneto Banca, pur in situazioni simili o forse meno pesanti di quelle della banca vicentina, il procuratore di Roma ha ottenuto misure cautelari sia sui beni sia con gli arresti domiciliari dell’ad Consoli.
  5. Non sono mancate in ogni caso denunce di associazioni, di avvocati e risparmiatori per truffe nei confronti del management bancario. Segnalazioni puntuali e documentate che ben avrebbero giustificato misure cautelari solo se si fossero attivati i relativi procedimenti.
  6. Il sottotesto della nota del dott. Cappelleri: una giustificazione e insieme una previsione dell’esito del processo. Giustificazione: valga il detto “scusa non richiesta, accusa manifesta”! E quanto all’esito del giudizio (ridotto ai minimi termini quanto a imputazioni e ristretto a pochi, pochissimi imputati!) è ben prevedibile.

Al di là delle inesorabili prescrizioni, le condanne, se ci saranno, sorprenderanno per la loro lievità. Il giorno si vede dal mattino, un mattino per niente promettente.

Giovanni Bertacche – info@bertacche.com

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