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Pfas e plasmaferesi, Regione perentoria col Ministero

Venezia – “Si aggiunge inoltre che le affermazioni della Signoria Vostra, oltre a creare un problema di comunicazione nei confronti dei soggetti interessati dal bioaccumulo di sostanze tossiche in oggetto, ha fatto sorgere dubbi anche rispetto al decreto ministeriale del 2 novembre 2015, contenente le disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti, che prevede l’utilizzo della plasmaferesi. Infatti, in quest’ultimo caso, potrebbero aprirsi profili di problematicità per i Centri trasfusionali e, in generale, per l’approvvigionamento di sangue. Alla luce di quanto detto, si resta in attesa di ricevere chiarimenti sul tema, supportati da documentazione scientifica”.

Luca Coletto
Luca Coletto

Si conclude con queste parole e con questa richiesta la perentoria lettera inviata oggi dall’assessore alla sanità della Regione Veneto, Luca Coletto, al ministro della salute Beatrice Lorenzin e, per conoscenza, anche all’Istituto superiore di sanità. Naturalmente, tutto questo in risposta all’intervento in Parlamento con il quale il Ministro ha espresso esplicite critiche alla scelta della Regione del Veneto di utilizzare la plasmaferesi per abbattere la presenza di Pfas nel sangue delle persone residenti nella zona rossa, ovvero l’area più interessata dall’inquinamento.

Beatrice Lorenzin
Beatrice Lorenzin

“Poichè la plasmaferesi – continua Coletto nella lettera al ministro  – è stata da Voi definita inutile e fortemente sconsigliata, si è provveduto a sospenderne l’offerta alla popolazione target che, volontariamente, ne ha fatto richiesta, in attesa di ricevere la documentazione che supporti scientificamente quanto affermato”. Nella missiva, l’assessore regionale ricorda anche i principali atti già da tempo inviati al Ministero.

“Il Piano che definisce il percorso di presa in carico della popolazione esposta – elenca l’assessore – approvato con delibera 2133/2016, trasmessa al Ministero della Salute con nota protocollo 13307 del 13 gennaio 2017, oltre ad un primo livello di chiamata attiva della popolazione, prevede anche un secondo livello di approfondimento diagnostico, e di trattamento per alte concentrazioni di Pfas, di cui alla delibera 851 del 13 giugno 2017, anch’essa trasmessa al Ministero con nota protocollo 265235 del 13 giugno 2017. Da Ultimo, con nota protocollo 389087 del 18 settembre 2017, è stato anche trasmesso il Documento di Sintesi aggiornato a giugno/settembre 2017, che riassume i risultati delle attività, anche con riferimento allo screening sulla popolazione esposta, oltre alla programmazione regionale sul tema”.

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