Immagine di repertorio di una "dance class" al Museo Civico di Bassano del Grappa
Immagine di repertorio di una "dance class" al Museo Civico di Bassano del Grappa

Da Bassano il progetto Dance Well arriva a Roma

Bassano del Grappa – Ne ha fatta di strada l’esperienza culturale di Dance Well, rivolta principalmente a persone col morbo di Parkinson. Da Bassano, infatti, questa pratica artistica basata sulla danza, attivata, ideata e promossa dal Centro per la scena contemporanea (Csc) è arrivata fino a Roma. Questa mattina l’assessore alla cultura, Giovanni Cunico, e il direttore di Operaestate Festival, Rosa Scapin, hanno presentato alla commissione cultura della camera dei deputati, nell’ambito di una indagine sulle buone pratiche, il progetto Dance Well, riconosciuto proprio quale buona pratica innovativa di welfare culturale e occasione di inclusione sociale attraverso le attività culturali.

“L’indagine della commissione cultura della camera – spiega una nota del municipio bassanese -, nasce dall’idea che le attività culturali, nel loro complesso, costruiscono comunità, per la capacità di attivare e sviluppare percorsi identitari, rendendo vivi e operanti i principi ispiratori dell’articolo 9 della Costituzione. Al centro dell’indagine c’è proprio l’individuazione delle buone pratiche messe in campo nel settore pubblico, privato e dell’associazionismo spontaneo, con la conseguente verifica della loro ricaduta in termini di rilancio sociale ed economico dei territori interessati”.

“Dance Well è considerato innovativo perché, a differenza di altre realtà simile già esistenti, non è una pratica di danza terapia, ma una vera e propria pratica artistica che come tale impatta a livello profondo sui singoli partecipanti, arrivando a cambiarne la qualità della vita. Per questo è diventato a tutti gli effetti un processo, di cui non è possibile immaginarne la fine”.

“Un processo i cui benefici sanitari sono quasi secondari rispetto allo sviluppo del senso di appartenenza ad un gruppo accogliente ed affiatato, dove ci si lascia alle spalle parte dell’isolamento che spesso la malattia comporta. I partecipanti sviluppano presto confidenza e familiarità col proprio corpo, scoprendo a volte delle possibilità motorie inimmaginabili e acquisendo competenze sulla mobilità, flessibilità ed elasticità muscolare. L’immaginazione e la creatività vengono attivate creando un flusso di emozioni e sensazioni che rimangono attive oltre l’orario della lezione. La danza è una forma d’arte che richiede l’incorporamento dell’esperienza, e che consente di percepire in prima persona i concetti di bellezza e eccellenza che qualunque corpo può creare”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *