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Il fiume Brenta, a Bassano del Grappa

Bizzotto: no al deflusso ecologico per i fiumi veneti

Bruxelles – “Giù le mani dal Brenta, dal Piave e dai nostri fiumi! L’applicazione del cosiddetto deflusso ecologico, previsto dalla Direttiva Europea Acque 2000/60/CE, significherebbe un vero e proprio disastro ecologico per il nostro territorio, per le nostre città e per la nostra agricoltura. Con danni potenzialmente devastanti anche per decine di migliaia di attività che da sempre vivono, direttamente o indirettamente, grazie ai regolari prelievi d’acqua effettuati sui nostri fiumi”.

Lo dichiara l’europarlamentare della Lega Mara Bizzotto che ha raccolto il grido d’allarme lanciato dai consorzi di bonifica e dalle associazioni di categoria del mondo agricolo e ha deciso di portare la questione del deflusso ecologico direttamente nelle aule di Bruxelles presentando un’interrogazione urgente alla Commissione UE.

L’eurodeputata chiede alla Commissione Europea di intervenire urgentemente “per approntare delle particolari deroghe alla Direttiva affinché non venga aumentato il valore del deflusso di fiumi quali il Brenta e il Piave” e, contestualmente, di “pensare ad una revisione della Direttiva al fine di tutelare, con misure ad hoc, i fiumi con derivazioni come quelli del nostro Veneto allo scopo di salvaguardare l’ecosistema e le attività agricole e produttive legate ai fiumi”.

“Pensare di aumentare di 2 o addirittura 3 volte il valore del deflusso minimo ecologico secondo i parametri imposti dalla Direttiva UE è una vera e propria follia che causerebbe problemi gravissimi per tutto il nostro territorio – afferma Bizzotto – Per il Brenta l’applicazione del deflusso ecologico provocherebbe di fatto l’azzeramento dei prelievi per l’irrigazione e la desertificazione di 30 mila ettari di terreni agricoli per oltre 20 mila aziende, compromettendo inoltre la tutela ambientale e gli standard igenico-sanitari di un territorio di oltre 250 mila abitanti distribuiti in 700 km quadrati. Mentre per l’area del Piave, secondo le stime dei rappresentanti del mondo agricolo e dei consorzi, sono a rischio 15 mila posti di lavoro e circa 1 miliardo e mezzo di euro di PIL prodotto dal settore primario nel territorio coinvolto”.

“Basta con le imposizioni di Bruxelles che nuocciono gravemente al nostro territorio – conclude l’europarlamentare –. Pensare che i rigidissimi parametri di una direttiva UE possano essere rigorosamente applicati a tutti i fiumi d’Europa, dalla Finlandia al Veneto, senza tener conto delle enormi differenze e delle molteplici peculiarità dei territori, è un’assurdità che non sta né in cielo né in terra e che va velocemente sanata”.

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