Bassano, Lav: “Decathlon volti le spalle alla caccia”

Bassano del Grappa – Si è tenuta ieri, di fronte al negozio Decathlon di Bassano del Grappa, una mobilitazione organizzata dall’associazione animalista Lav per chiedere alla multinazionale francese di rimuovere abbigliamento e strumenti da caccia dai propri scaffali e dal sito di e-commerce. In molte città d’Italia, tra le quali Bassano, decine di volontari vestiti da tennisti, sciatori, pallavolisti, calciatori, rugbisti, hanno incontrato i clienti fuori dai negozi chiedendo loro di farsi portavoce di quella stragrande maggioranza di cittadini italiani, circa l’80%, che è da sempre contraria alla caccia, facendo proprio l’invito della Lav a riconvertire il reparto dedicato alle attività venatorie.

“E’ assurdo – ha commentato Silvia Lovat, responsabile Lav di Bassano – che un’azienda che vende attrezzature e abbigliamento per ogni sport, includa tra questi anche la caccia. Il codice etico di Decathlon dichiara al pubblico di voler creare e rendere accessibile a tutti il piacere ed i benefici dello sport. Ma la caccia non può certo essere assimilata allo sport. Quale attività sportiva prevede l’uccisione di un essere senziente? Nessuna. Per questo l’attività venatoria non può essere definita uno sport”.

“Sono ben 464 milioni – spiega ancora la Lav – gli animali che ogni anno possono essere uccisi dai cacciatori. Non bastassero le vittime animali, bisogna anche ricordare le vittime umane: nei soli primi due mesi e mezzo di caccia, quest’anno, ben 17 persone sono state uccise e 47 ferite durante l’attività venatoria. Oltre a procurare milioni di vittime, infine, la caccia comporta lo sversamento di circa diecimila tonnellate di piombo l’anno sul territorio (dati Ispra), con il conseguente avvelenamento dell’ambiente”.

“Siamo convinti – ha concluso Silvia Lovat – che Decathlon non abbia alcun interesse ad associare il proprio nome ad un’attività così violenta e inquinante come la caccia. Per questo abbiamo coinvolto i suoi clienti, per chiedere che il reparto all’interno dei negozi e del sito sia riconvertito ad altre attività realmente sportive. Siamo molto fiduciosi, anche perché dal punto di vista economico la caccia rappresenta oramai un mercato residuale, destinato ad azzerarsi nel giro di pochi anni, come indicano le stime relative alla popolazione venatoria. I veri sportivi non uccidono né inquinano l’ambiente”.

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