"Femminicidio 2015-2017", la foto di Paola Volpato nella locandina dello spettacolo "Catene violente"
"Femminicidio 2015-2017", la foto di Paola Volpato nella locandina dello spettacolo "Catene violente"

Donne, a Vicenza lo spettacolo “Catene violente”

Vicenza – Interessante occasione di riflessione sul tema della violenza sulle donne, domenica 26 novembre, al centro civico di Villa Lattes, in via Thaon di Revel, a Vicenza. Alle 18, la compagnia di teatro sociale della Fondazione Capta metterà infatti in scena lo spettacolo, con ingresso gratuito, intitolato “Catene violente”.

Questo appuntamento, che rientra proprio tra le numerose iniziativa organizzate in tutta la provincia nell’ambito della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, farà entrare gli spettatori nella difficile vita di una donna in una comune famiglia italiana dove, piano piano emerge una distruttiva violenza quotidiana. Si tratta, quindi, di teatro-forum, vale a dire di una forma di teatro che proponendo situazioni di conflitto, oppressive, complesse, si pone come obiettivo quello della riflessione e del confronto su importanti questioni sociali.

“Ogni anno in Italia – ricorda Marina Bergamin, della Cgil di Vicenza, che promuove l’evento -, sono più di cento le donne uccise da uomini, che quasi sempre sostengono di amarle. Ai femminicidi devono essere aggiunte le violenze quotidiane in famiglia, ma anche nei luoghi di lavoro, che sfuggono alle statistiche ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime. Sono quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, le donne che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso”.

Un altro aspetto che va sottolineato, in questa già grave situazione è che molto spesso ai pestaggi e alle molestie, si aggiunge il silenzio della vittima, che, per vari motivi (vergogna, paura, sfiducia) subisce senza denunciare.

“Vogliamo che le donne non restino più in silenzio, perché il silenzio può uccidere” è il messaggio delle donne Cgil di Vicenza che hanno puntato sul teatro per sottolineare come “nessun potere debba sentirsi abbastanza forte da intimidire o ingabbiare il grido delle donne molestate o vittime di violenza”.

Quella del 25 novembre è dunque interpretata come una giornata di denuncia e di lotta, che vuole anche sottolineare la necessità che strutture pubbliche quali, ad esempio, centri antiviolenza, debbano essere finanziate e moltiplicate. “Ma la vera rivoluzione – conclude Bergamin – deve essere di tipo culturale. Un cambio di mentalità che deve iniziare già dalle scuole per proseguire poi nei luoghi di lavoro e nell’intera società”.

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