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“Una morte evitabile. Ora c’è un vero guardrail”

Recoaro Terme – Come spesso avviene in Italia, deve succedere una tragedia, deve esserci una morte, magari evitabile, perché si tamponino le falle, e ad esempio si metta in sicurezza una strada pericolosa. Di casi del genere se ne sono verificati tanti, da nord a sud del Bel paese, ed uno, il più recente, potrebbe essere quello che riguarda la strada di montagna dove ha perso la vita, nell’estate del 2016, Francesco Cancian, precipitando in un dirupo. La strada è ora stata messa in sicurezza, con un vero guardrail, dal  Comune di Recoaro.

Francesco Cancian
Francesco Cancian

Secondo la Procura è stata colpa solo dei freni del camion, ma quando i suoi familiari hanno visto la strada finalmente sistemata sono stati assaliti da due sentimenti contrapposti: da un lato, la consolazione nel sapere che, almeno, la morte del loro caro non è stata vana e scongiurerà altri lutti, dall’altro c’è la recriminazione e la rabbia per un intervento tardivo, per una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare.

Il tragico incidente è successo il 10 agosto 2016. Cancian, 47 anni, di Torrebelvicino, socio lavoratore di un’impresa edile, sta salendo lungo la viabilità comunale che dalla Rovegliana porta a contrada Busellati, dove sta organizzando un cantiere, in località Prà Dell’Acqua, nel comune di Recoaro. E’ alla guida di un autocarro Fiat 110, immatricolato come macchina operatrice semovente, con cassone e gru idraulica e carico di materiale edile. La strada è su un versante molto ripido e boscoso, con la pendenza che si accentua sempre di più man mano che si sale.

Ad un certo punto il mezzo inizia a indietreggiare, fino a uscire di strada con la ruota sinistra, e a nulla valgono i disperati tentativi di Cancian di azionare i freni. Il dramma si compie in pochi secondi: il veicolo sfonda il guardrail, colpisce un faggio con l’estremità posteriore del cassone, anche la ruota anteriore sinistra esce di strada e a questo punto il mezzo pesante, per metà sbilanciato fuori dal piano stradale, precipita nel dirupo per trenta metri fino alla strada sottostante, capovolgendosi. Un volo che non lascia scampo al conducente, schiacciato nell’abitacolo.

I suoi congiunti, sconvolti da una perdita tanto assurda, attraverso la consulente personale Linda Mazzon, si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, innanzitutto per fare piena luce sui fatti e per ottenere giustizia.

“Sull’accaduto – spiegano i legali di Studio 3A – gravano elementi che impediscono di liquidarlo frettolosamente come fuoriuscita autonoma o mero errore di manovra, a partire dalle barriere di protezione, che pure dovrebbero essere ancora più solide in una strada collinare con scoscesi strapiombi. E invece sono gli stessi agenti della polizia locale Valle Agno, intervenuti per i rilievi, a scrivere nel loro rapporto che “la strada è protetta sul lato valle da un guardrail malamente fissato al suolo, anche con l’ausilio di pali in legno”.

La Procura di Vicenza, da prassi, ha aperto un procedimento e nell’udienza del 28 ottobre 2016 il pubblico ministero, Silvia Golin, ha incaricato un consulente tecnico d’ufficio, l’ingegner Renato Poli. Nella circostanza Studio 3A, oltre alla nomina quale consulente di parte dell’ingegner Mario Piacenti, ha chiesto espressamente al Pm di estendere il questo peritale, aggiungendo alla ricostruzione della dinamica del sinistro “l’accertamento dello stato dei luoghi”, anche alla luce dei rilievi delle autorità intervenute, corroborati da inequivocabili foto.

L’accoglimento della richiesta aveva fatto sperare i familiari della vittima di arrivare a un completo accertamento della verità e delle responsabilità, ma alla fine il Ctu ha concluso che la causa del sinistro fosse da ascrivere al mancato funzionamento del freno delle ruote posteriori del veicolo. Il tecnico nominato dal Pm ha riconosciuto che “la strada vicinale è provvista di barriere passive non a norma di legge”, chiarendo anche che la sua “manutenzione spetta al Comune di pertinenza”, ma secondo l’ingegner Poli “anche la presenza di un guardrail conforme alla normativa vigente non avrebbe potuto trattenere l’automezzo”. Una tesi opinabile ma tanto è bastato affinché il Pm chiedesse l’archiviazione del procedimento.

“Un epilogo penale – commenta Studio 3A – che ha amareggiato i familiari di Cancian, e a maggior ragione dopo che il Comune di Recoaro ha proceduto a installare lungo la strada incriminata dei guardrail degni di tal nome: il confronto tra il prima e il dopo è eloquente. Un intervento auspicabile ma purtroppo giunto fuori tempo massimo che costituisce un’implicita ammissione di colpa da parte dell’amministrazione comunale e che sarà fatta valere sul piano civile, nonostante la compagnia di assicurazione dell’ente locale, il Gruppo Itas, continui a negare ogni responsabilità in capo al proprio assicurato e a rigettare qualsiasi richiesta di risarcimento”.

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