Profughi, tra le proteste è un dialogo tra sordi

Venezia – “C’è voluto il coraggio del vescovo di Venezia per rendere evidente che accogliere con dignità si può. Dignità che non può e non deve essere ingabbiata. La chiusura da parte di tante città, che in Europa protestano per un’equa distribuzioni dei profughi e che in casa alzano i muri, genera ghetti. Un modello più intelligente e meno impattante c’è già e si chiama distribuzione diffusa”.

Sono parole di Stefano Fracasso, capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale che affida alla sua pagina Facebook la sua riflessione su questo tema così delicato e di così difficile soluzione. Fracasso non manca di invitare il Veneto ad “applicare la distribuzione diffusa dei profughi, come hanno già fatto in maniera positiva Toscana, Emilia e Friuli. Questo – sottolinea il capogruppo Pd -, unito ai tempi certi di valutazione della situazione di provenienza, potrà evitare casi come quelli che abbiamo vissuto in questi giorni”.

Ed intanto si prevedono nuovi arrivi nel vicentino e dobbiamo registrare la levata di scudi del comitato PrimaNoi, che invece si oppone all’accoglienza dei profughi. Fa la voce grossa soprattutto quando vi sono proteste da parte dei richiedenti asilo, in particolare nei centri di raccolta come quello di Cona. In questo contesto, il portavoce di PrimaNoi, Alex Cioni, definisce “un atteggiamento arrendevole e benevolo quello dello Stato, verso degli ingrati”.

“Molto spesso – dice Cioni – le proteste sono immotivate ed eterodirette da soggetti esterni che parlano veneto. Quanto accaduto in queste ore nel trevigiano e a Jesolo ne è la prova. In effetti anche li sono stati trasferiti quasi tutti i migranti fuggiti da Cona e ospitati nelle parrocchie di Mira ma non avendo gradito la soluzione trovata per il loro alloggio hanno chiesto e ottenuto di tornare indietro.

“Vi pare normale e accettabile – attacca Cioni – che possano anche scegliersi la destinazione? In questi comportamenti uno Stato serio avrebbe già trovatole le sufficienti ragioni per chiuderli in un centro apposito per poi espellerli dall’Italia senza tante manfrine. Invece abbiamo dei prefetti che si comportano più da camerieri di un qualche resort esotico che da funzionari pubblici”.

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