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Pfas, i tanti dubbi dei comitati di cittadini

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento che segue, dei comitati No Pfas, sulla audizione dei vertici Miteni alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. “La relazione dei carabinieri del Noe – dicono – appare sempre piu’ come una potente lente di ingrandimento”.

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Vicenza – Abbiamo studiato in maniera particolareggiata l’audizione da parte della Commissione Parlamentare, dei vertici Miteni e riteniamo doveroso e portare a conoscenza della stampa le parti che ci hanno colpito e i dubbi che sono emersi. L’audizione si è svolta il 15 settembre; il giorno precedente la Commissione ha eseguito un sopralluogo presso lo stabilimento di Trissino. Esordisce L’ad Nardone esponendo mirabolanti azioni di bonifica della falda: vengono estratti 2 milioni di litri d’acqua al giorno depurati da 20 miliardi di nanogrammi di Pfas. Sono dati terrificanti che a noi danno la misura di quanto materiale velenoso possa esserci ancora sotto la Miteni.

Queste affermazioni confermano che quanto estratto sulla riva del Poscola è solo la punta dell’iceberg e che è urgentissimo togliere la parte residua. In proposito a tale argomento, l’onorevole Arrigoni ricorda che alla luce della nuova Legge sugli ecoreati potrebbe già configurarsi un reato di omessa bonifica, la Miteni risponde che “si sono presi un paio di mesi per fare il punto della situazione”. Noi osserviamo che in questa pausa di due mesi potrebbero essere rilasciati, stante le dichiarazioni rilasciate da Nardone, 1200 miliardi di nanogrammi!

Alcune contraddizioni. Il dottor Drusian, dipendente Miteni fin dal 2003, dichiara che nello stesso anno sono stati messi in opera tre pozzi in aggiunta al quello originario, dichiara inoltre che questi nuovi pozzi erano stati realizzati esclusivamente per necessità produttive. Diversa la lettura dei carabinieri del Noe i quali, dai documenti analizzati, rilevano che i pozzi sarebbero stati giustificati come strumenti necessari alla bonifica. Cosa si puo dedurre da queste dichiarazioni contraddittorie? Forse che la contaminazione preoccupava la ditta ben prima del 2013?

Altro spunto ci viene fornito da Greenpeace che suggerisce di leggere il bilancio Miteni del 2009 (già gestione Icig) dove veniva espressamente dichiarato che gli investimenti finalizzati per ambiente e sicurezza hanno riguardato “miglioramenti delle misure di sicurezza, miglioramenti delle emissioni sia in aria e in acqua, in accordo alle normative vigenti; monitoraggio delle acque di falda e implementazione della barriera idraulica, secondo i programmi concordati cone le autorità locali”.

Di quali autorità locali si parla? Queste autorità sapevano della contaminazione? Come concorda tutto questo con le ripetute asserzioni delle varie autorità locali che sostengono di essere state informate di un rischio Pfas solo nel 2013? Perché hanno aspettato a denunciare la contaminazione? Sulla base di quali dati ambientali hanno chiesto alla Miteni di implementare la barriera idraulica già attiva dal 2005? Di quali inquinanti parliamo?

Mamme no Pfas – Genitori attivi zona rossa – Coordinamento acqua libera dai Pfas

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