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Pfas, da Greenpeace un esposto alla magistratura

Roma – Esposto alla magistratura presentato oggi da Greenpeace, nel quale si denuncia che vi sarebbero “sforamenti dei limiti di Pfos (Perfluoro ottan sulfonato) nell’acqua potabile erogata dalla centrale di Porta Palio, che serve Verona, a volte passati sotto silenzio e a volte comunicati alla popolazione con modalità incongrue”. In particolare Greepeace avrebbe evidenziato due anomalie, attraverso un’istanza di accesso agli atti presso la Direzione della sezione veterinaria e sicurezza alimentare della Regione Veneto.

“Il 21 febbraio 2017 – spiega l’associazione ambientalista -, a fronte di uno sforamento dei limiti non è successo nulla, mentre il 9 marzo 2017, i limiti sono stati superati in più pozzi ma sono state comunicate ai cittadini solo alcune delle informazioni note alle autorità. I dati analitici di Arpav relativi allo scorso 21 febbraio (rapporto di prova nr. 541371), hanno mostrato una concentrazione di Pfos pari a 41 nanogrammi per litro, ben al di sopra della concentrazione consentita nell’acqua potabile in Veneto, pari a 30 nanogrammi per litro.

“Di questo superamento – continua Greenpeace – non vi è traccia sui siti web dell’ente gestore, della Aulss 9 di Verona e della Regione Veneto, né tantomeno risultano evidenze pubbliche di chiusura del pozzo inquinato. Riteniamo che non siano state messe in atto, da parte delle autorità, le misure necessarie per tutelare con efficacia la salute umana da eventuali danni causati dalla esposizione alla sostanza Pfos oltre i limiti adottati dalla stessa Regione Veneto”

“Quanto emerso dalla consultazione dei dati ufficiali di ARPAV è gravissimo – ha commentato Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna inquinamento di Greenpeace Italia – e pone seri interrogativi sulle capacità delle autorità regionali di gestire situazioni di rischio per la salute dei cittadini. Riteniamo che ci si trovi di fronte a pratiche scorrette e negligenti da parte delle istituzioni deputate a tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Invitiamo la Procura a verificare se sussistano ipotesi di reato”.

Inoltre, dall’analisi dei dati ottenuti da Arpav, secondo Greenpeace emergono evidenti contraddizioni in merito allo sforamento del parametro Pfos dello scorso 9 marzo nella centrale di Porta Palio. In questo caso l’ente gestore, Acque Veronesi, il 14 marzo, ha reso pubblico il superamento di tre nanogrammi rispetto ai limiti adottati in Veneto, comunicando che questo sarebbe avvenuto in un solo pozzo della centrale di Porta Palio.

“Al contrario – dice Greenpeace -, la consultazione dei dati ufficiali di Arpav ha evidenziato un superamento in due pozzi della stessa centrale, in uno dei quali con valori di Pfos quasi doppi (52 nanogrammi per litro) rispetto ai limiti vigenti. La notizia di questo superamento veniva diffusa anche dalla Regione Veneto, e nello specifico dall’assessore all’ambiente Bottacin e da quello alla sanità Coletto, facendo riferimento però a un superamento del parametro pfos di lieve entità in un unico pozzo”.

“L’opacità e la scarsa trasparenza dimostrata dalle istituzioni – conclude Ungherese – rafforza, ancora una volta, il sentimento comune di tanti cittadini che nutrono scarsa fiducia nell’operato delle autorità. Da mesi con una petizione chiediamo alla Regione di intervenire subito sulle fonti di immissione di Pfas nell’ambiente per evitare che continui l’esposizione dei cittadini a sostanze chimiche così pericolose per la salute”.

Ricordiamo prima di chiudere che il Pfos è una delle sostanze più pericolose del gruppo dei Pfas (sostanze perfluoroalchiliche), tanto da essere regolamentato a livello internazionale nell’ambito della Convenzione di Stoccolma. Il Pfos è un noto interferente endocrino che può accumularsi nel corpo umano e, proprio a causa della sua pericolosità per la salute, la Regione Veneto ha stabilito per questa sostanza il limite più basso nell’acqua potabile rispetto a tutti gli altri Pfas.

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