Bulgarini: “Emergenza ambientale vera priorità”

Da Jacopo Bulgarini d’Elci, attuale vicesindaco di Vicenza e candidato alle primarie del centrosinistra del 3 dicembre, in vista delle elezioni comunali cittadine della prossima primavera, riceviamo l’intervento che segue sul problema dell’emergenza ambientale che stiamo vivendo in questi anni

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Vicenza – La sicurezza ambientale è la vera emergenza del nostro tempo. Solo dell’inquinamento dell’aria derivano circa 467 mila morti premature in Europa, secondo l’Agenzia Ambientale Europea. Circa 60 mila in Italia, di cui molte concentrate nell’area a maggior tasso di inquinamento: la Pianura Padana, visibile dallo spazio non già per le sue verdi distese ma per l’accumulo mostruoso di smog. Tra le conseguenze a breve e medio termine: malattie respiratorie e circolatorie, danni al corretto sviluppo dei bambini, particolare vulnerabilità per soggetti più deboli come gli anziani.

Jacopo Bulgarini d'Elci
Jacopo Bulgarini d’Elci

Così accade nel vicentino, dove si sono succedute negli ultimi anni scoperte che non avremmo mai voluto fare: agenti inquinanti, concentrazioni fuori norma di sostanze dannose, contaminazione della terra e dell’acqua, fragilità del territorio. E una qualità dell’aria che in certi giorni sconsiglia le attività all’aperto, o costringe alla danza della pioggia. Si tratta di un problema complesso che potrà essere affrontato compiutamente solo a livello almeno di macroarea sovraregionale.

Ma questo non significa che non si possa agire localmente, come dimostra anche il molto (e molto positivo) che è stato fatto negli anni dell’amministrazione Variati: cito l’aumento costante della raccolta differenziata, l’incremento delle quote di energia da fonte rinnovabile, il potenziamento delle piste ciclabili. Ma possiamo fare di più. Come? Propongo alcuni sintetici punti come base di partenza. Innanzitutto occorre aumentare la consapevolezza del problema.

Come per le tossicodipendenze, riconoscere di avere un problema è il primo passo per iniziare a risolverlo. La sfida che lancio, agli altri candidati alle Primarie e ai futuri candidati sindaco degli altri schieramenti, è quella di dichiarare che l’emergenza ambientale rappresenta la priorità strategica di progettazione e di azione. Dichiararla priorità politica vincolerà i decisori a intensificare gli sforzi e a coordinarli meglio, e spingerà i cittadini ad adottare comportamenti più virtuosi e a pretendere scelte politiche più lungimiranti.

Strettamente connesso al primo punto è l’incremento dello sforzo educativo nelle scuole: bisogna investire di più (in termini di spesa e in termini di progetti) nella formazione di cittadini più consapevoli e più preparati a pensare questo problema, comprenderne le implicazioni per il futuro, adottare comportamenti conseguenti.

Un terzo fronte è quello del potenziamento delle barriere bio-chimiche naturali. Alberi, piante, arbusti, muri di licheni e muschi (sperimentati con successo in questi anni in alcune città) aiutano a contrastare la presenza di polveri sottili e puliscono l’aria. Nella sfera pubblica, in aggiunta a una formidabile opera di infrastrutturazione ambientale e naturalistica come il Parco delle Pace, opera verso la quale dobbiamo confermare il supporto e avere il coraggio di dire che i suoi costi di gestione sono proporzionati ai benefici che porterà, possiamo fare di più. Sia in termini di piantumazione diretta nelle aree pubbliche (possiamo incrementare il pur buono dato pro-capite di Vicenza), sia in termini di incentivo al privato.

Gli incentivi al privato sono il cuore della riflessione che propongo: lo sforzo educativo deve essere accelerato e accompagnato dall’incentivo economico. Dobbiamo far coincidere l’interesse generale con quello individuale. Questo vuol dire: aumentare gli incentivi economici per chi agisce in modo virtuoso (usando tutte le leve fiscali possibili e non solo quelle contributive) e aumentare le sanzioni per chi perpetua comportamenti dannosi. Un esempio: aumentare gli incentivi economici per la sostituzione di caldaie (una delle voci più pesanti in termini di inquinamento) e al contempo aumentare controlli e sanzioni per chi non effettua la manutenzione del proprio impianto. Offrire incentivi economici (tariffari, fiscali, contributivi) ad attività economiche e famiglie che adottano comportamenti virtuosi: per esempio sulla differenziata, sul riciclo, sulla mobilità (sostenibile o condivisa), sul risparmio energetico, sulla ristrutturazione di vecchi edifici inefficienti. Un altro incentivo può riguardare la trasformazione di muri perimetrali, muri esterni, tetti e terrazze in giardini, con effetti positivi tanto sulla bellezza cittadina quanto su micro-clima e ambiente.

Lo stesso principio può essere applicato alla dimensione familiare o della piccolissima impresa e a quello della grande industria. E può riguardare il recupero di spazi industriali o produttivi dismessi: i capannoni inutilizzati devono diventare un peso economico più forte, la loro riconversione a spazi urbani funzionali (non esclusivamente o necessariamente naturali) un’opportunità anche fiscale.

L’incentivo all’uso di forme maggiormente sostenibili di mobilità passa attraverso la realizzazione delle opportune infrastrutture. Il sistema di bus elettrico che si svilupperà come conseguenza positiva del progetto Tav deve avere priorità realizzativa, assicurando un collegamento rapido ed ecologico tra i poli orientale e occidentale della città, attraverso il centro storico.

Infine, una sorta di “borsa del territorio”. Il principio del consumo zero di territorio agricolo deve diventare più stringente di quanto sia oggi, a favore del riuso. Le eccezioni (per esempio infrastrutturali) devono essere bilanciate da equivalenti azioni di riconversione agricola di porzioni di territorio urbanizzate e oggi in disuso.

Jacopo Bulgarini d’Elci (jacopo@vicenzadomani.it)

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