Palazzo Koch, a Roma, sede della Banca d'Italia - Foto: Lalupa (CC 3.0)
Palazzo Koch, a Roma, sede della Banca d'Italia - Foto: Lalupa (CC 3.0)

Banche venete, Bankitalia: “La colpa fu dei vertici”

Roma – Le vicende di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca quest’oggi sotto i riflettori nazionali. La commissione d’inchiesta sulle banche ha infatti ascoltato il capo della vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, che ha difeso l’operato della banca centrale riguardo alla vicenda delle due popolari venete, attribuendo le responsabilità a coloro che le amministravano, che avrebbero “ripetutamente occultato – ha sottolineato – importanti informazioni alla vigilanza, di cui hanno deliberatamente disatteso le richieste”.

Carmelo Barbagallo
Carmelo Barbagallo

Barbagallo è andato anche più in là, spiegando che nonostante tutto questo, la vigilanza di Bankitalia aveva rilevato delle criticità nelle due banche, come l’erogazione di crediti in modo anomalo e non di rado in conflitto di interessi, la questione delle operazioni baciate e un modo improprio di determinare il valore delle azioni. Barbagallo ha parlato di varie ispezioni effettuate nell’ultimo decennio nelle due banche venete, dalle quali erano già emersi quei “comportamenti opachi” che hanno determinato la crisi.

L’alto funzionario di Bankitalia ha inoltre negato che la banca centrale abbia mai suggerito acquisizioni a Banca Popolare di Vicenza e che la fusione con Veneto Banca fallì solo per il dissidio che cera tra i due management. Anche in quel caso, ha sottolineato Barbagallo, non vi furono pressioni di sorta da parte della banca centrale. Un ultimo aspetto che merita di essere segnalato è quello delle così dette “porte girevoli”, ovvero il passaggio di funzionari di Banca d’Italia alle dipendenze degli istituti privati. Barbagallo ha messo in evidenza che Palazzo Koch non auspica che questo avvenga, “ma quando accade – ha detto – questo non influisce sul corretto espletamento delle funzioni di vigilanza”.

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