Goldin, a sinistra, e Bulgarini d'Elci, tra "Paesaggio con la pioggia", di Van Gogh

Vicenza, al via sabato la mostra su Van Gogh

Vicenza – Sta per alzarsi il sipario sulla mostra “Van Gogh. Tra il cielo e il grano”, allestita nella Basilica Palladiana, a Vicenza. Questa esposizione monografica dedicata al grande pittore olandese, che comprende 43 dipinti e 86 disegni, è prodotta e organizzata da Linea d’ombra e promossa dal Comune, aprirà i battenti sabato 7 ottobre e sarà visitabile fino all’8 aprile 2018. In questo periodo, come già anticipato nei giorni scorsi, sono state introdotte delle promozioni, che permetteranno ai visitatori della mostra di accedere, ad un prezzo agevolato, ad altri monumenti cittadini.

“Quando cinque anni fa – ha spiegato il vicesindaco, Jacopo Bulgarini D’Elci – abbiamo riaperto, dopo un lungo restauro, la Basilica, la nostra intenzione non era solo quella di restituire alla città un monumento restaurato: volevamo animarlo, portarci dentro vita, persone, scintille di creatività ed elementi di cultura e di formazione. Ed è ciò che abbiamo fatto in questi anni, con un ciclo di grandi mostre, ultima delle quali quella che stiamo presentando oggi in anteprima”. Cliccando sul simbolo play, sotto la foto, si potrà ascoltare una breve intervista a Bulgarini D’Elci.

Questa mattina, infatti, c’è stato un appuntamento dedicato alla stampa, nel corso del quale il curatore dell’esposizione, Marco Goldin, ha accompagnato i presenti nella visita della mostra, che si presenta come un viaggio (del quale parliamo in maniera più approfondita a questa pagina) che ripercorre l’attività del pittore olandese tra il 1880, quando si trova nelle miniere del Borinage, in Belgio, fino al 1885, a Nuenen. Una ricostruzione che è stata possibile grazie all’analisi delle 927 lettere che Van Gogh scrisse a suo fratello, Theo, ma non solo a lui.

“È un crescendo – ha raccontato Goldin ripercorrendo il percorso della mostra – dal buio degli anni olandesi, con il carbone del disegno, si passa ad una prima piccola parvenza di colore, attraverso le lezioni di pittura e di acquerello che Van Gogh segue nello studio di Anton Mauve. Segue poi il periodo di Nuenen, dal 1883, nel quale al disegno si associa sempre più importante, dal punto di vista numerico, la pittura, finendo poi con l’esplosione del colore”.

Nel corso della visita guidata, si è inserita anche una nota polemica: Antonio De Robertis, studioso del pittore olandese, assieme al suo collaboratore, Emanuele Della Bella, sono intervenuti per portare all’attenzione di tutti quello che ritengono essere un grave pericolo, vale a dire il rischio di danneggiamento delle opere, sulle quali, i lunghi spostamenti collegati all’allestimento delle mostre e l’esposizione alla luce avrebbero effetti deleteri.

“Per preservare i quadri – ha infatti spiegato De Robertis al termine della vernice – non si dovrebbero più fare mostre come queste: le opere non vanno mosse dalle sedi di origine. Nonostante l’ambiente climatizzato, i quadri risentono della presenza di molte persone attorno a loro”.

“Io penso – ha raccontato ai nostri microfoni Goldin – che le opere possano essere spostate se chi le possiede, dopo un esame di carattere tecnico, lo reputa possibile. Ed è esattamente quello che è avvenuto a Vicenza, così come sempre succede per qualsiasi altra mostra. Se le opere sono giunte in Basilica significa che la direzione del museo che le ha prestate ha ritenuto che fossero in grado di viaggiare. Aggiungo che il museo olandese dal quale provengono le opere qui esposte, è di un rigore assoluto ed è inimmaginabile ipotizzare che avvenga qualcosa di non corretto”.

Ilaria Martini

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