“Tra il cielo e il grano”, un viaggio dentro la mostra

Vicenza – Come già spiegato in un’altra pagina del giornale, la mostra “Van Gogh. Tra il cielo e il grano” si configura come un viaggio, le cui tappe sono illustrate, in breve, qui di seguito. Nella prima sala, dando uno sguardo alle due opere del “Seminatore”, si nota come uno dei fili conduttori dell’esposizione, sia il confronto tra l’opera di Van Gogh e quella dei suoi pittori di riferimento, che nel caso appena citato, è Jean-François Millet. La mostra propone anche un confronto le opere, del pittore olandese, con lo stesso tema, ma realizzate con tecniche diverse. Fino al 1881 da Van Gogh si esprime solo tramite il disegno, un linguaggio che, anche nell’82, rimarrà comunque preponderante, ma sarà affiancato dalla pittura.

Alla fine di aprile del 1881 Van Gogh si trasferisce ad Etten (sala 2). In questo periodo i mondi che rappresenta nelle sue opere sono quello familiare e del lavoro, ma non mancano alcuni paesaggi. Da sottolineare la frequentazione dello studio di Anton Move: esperienza che gli consente di imparare i primi rudimenti dell’acquerello e della pittura ad olio.

Al periodo de L’Aia (Natale 1881 – fine settembre 1883), descritto nella terza sala, appartiene uno dei primi quadri, tutte nature morte, dipinti ad olio. In questi anni Van Gogh si crea una famiglia, assieme a Sien Hoornik, prostituta olandese, che sarà la sua unica compagna. “I disegni di questo periodo – ha sottolineato Goldin – toccano un primo punto meraviglioso di studio dello sguardo e di introspezione psicologica”.

Lasciata L’Aia, Van Gogh si trasferisce a Nuenen (sala 4 e 5), dove rimarrà fino alla fine di novembre 1885. I temi prevalenti in questo periodo sono quelli dei tessitori e del contadino e quello del paesaggio. E la tela “Coltivatori di patate”, qui presente, rappresenta entrambi i temi. Nella quinta stanza ci sono degli esempi del rapporto fra il disegno e la pittura in Van Gogh negli anni olandesi: in questo caso, vista la contemporaneità delle opere, il disegno si configura come uno studio per il quadro.

"Natura morta con piatto di cipolle"
“Natura morta con piatto di cipolle”

Nel marzo del 1886 Van Gogh raggiunge il fratello Theo a Parigi (dove rimarrà fino al 19 febbraio 1888, per poi trasferirsi ad Arles). Nel centro parigino conosce dal vero la pittura impressionista e postimpressionista. Per il pittore originario di Zundert sono gli anni del colore. “Interno di un ristorante”, presente nella sesta sala, è uno delle tele più importanti di questo periodo. “I ristoranti – ha spiegato Goldin – erano un elemento portante della pittura impressionista, ma erano frequentati, pieni di gente. Van Gogh, invece, sceglie di svuotare questo locale”. In mostra anche “Natura morta con un piatto di cipolle” il primo quadro che l’artista olandese realizza appena uscito dall’ospedale di Arles, dopo l’episodio di automutilazione dell’orecchio (23 dicembre 1888), in seguito ad un alterco con Gauguin, nella “Casa gialla”.

La settima sala accoglie un plastico che riproduce l’istituto per malattie mentali di Saint Paul de Mausole, a Saint-Rémy, dove Van Gogh decide di trasferirsi nel maggio 1889 e dove rimarrà fino al 16 maggio 1890. Nella stanza successiva, invece, si possono ammirare alcune tele realizzate proprio a Saint-Rémy e anche quelle dipinte ad Auvers-sur-Oise, dove Van Gogh morirà nella notte tra il 28 e il 29 luglio 1890. Per finire, i sette quadri presenti nell’ultima stanza raccontano per immagini il monologo “Canto dolente d’amore. L’ultimo giorno di Van Gogh” che chiude lo spettacolo teatrale, scritto da Goldin, sulla vita del pittore olandese.

Ilaria Martini

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