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Referendum, astensionisti: “Il plebiscito non c’è stato”

Venezia – “Lega, Forza Italia, Pd, Movimento 5 Stelle, Confindustria, Chiesa, confederazioni di categoria, Cisl e Uil. 1,2 milioni di euro pubblici spesi in propaganda elettorale. Tutto questo schieramento ha portato a votare poco poco più di un veneto su due. Zaia passa dal 28% delle regionali al 57%: questa è la sua grande vittoria sul vuoto politico intorno a lui. Non riesce però a portare a casa un risultato dirompente, e non centra quel 60% a cui puntavano gli stessi promotori. Insomma: il plebiscito di Zaia è stato evitato”.

E’ la valutazione sul referendum di ieri di Stefano Poggi, che ha portato avanti durante tutta la campagna referendaria le ragioni del Comitato Veneti per l’astensione. “Moltissimi veneti – continua Poggi – sono comunque andati a votare, marcando una richiesta di autonomia e di controllo dal basso del potere politico. Ora starà ai politici veneti mettere a frutto le speranza di quel 57%, smettendo di fare propaganda per i propri interessi di bottega. E ricordandosi sempre di quel 43% di elettori che hanno scelto l’astensione come gesto politico”.

Tra gli altri soggetti che hanno scelto l’astensione, spicca soprattutto il Partito Socialista, che parla di un risultato del referendum veneto non soddisfacente. “Evidentemente – scrive in una nota Luca Fantò, segretario regionale del Psi – noi e coloro che insieme a noi si sono battuti per denunciare il raggiro politico che il referendum ha rappresentato non siamo stati abbastanza efficaci. Il vincitore è il presidente della Regione Zaia, il vero protagonista (anche per spazi mediatici dedicati) di questo avvio di campagna elettorale per le politiche del 2018. I socialisti del Veneto prendono quindi atto del risultato elettorale”.

“Purtroppo – continua il segretario Psi – è probabile che sia il tempo a darci ragione, poiché non crediamo che la Lega vorrà avviare subito le procedure per ottenere maggior autonomia su alcune materie previste dalla nostra Costituzione. Le Regioni, così come le promossero i socialisti, avrebbero dovuto essere strumento di coordinamento delle autonomie locali e non, come purtroppo è accaduto, enti accentratori di potere a danno degli enti locali. Non è un caso che il referendum lanciato dalla Lega abbia ignorato gli enti locali.

“E mentre la Lega fa campagna elettorale – conclude Fantò -, in Parlamento il Psi sta portando avanti una politica di revisione delle autonomie speciali ed è pronto a sostenere le richieste di maggior autonomia che provenissero dalle altre Regioni secondo percorsi costituzionalmente previsti, come è avvenuto per l’Emilia Romagna, come avrebbe dovuto essere per il Veneto. Richieste di maggior autonomia che la Lega a parole ha sempre fatto ma che poi, come nel caso del referendum di oggi, si rivelano per ciò che realmente sono: slogan elettorali, purtroppo efficaci”.

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