Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ieri, al momento del voto
Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ieri, al momento del voto

Referendum, affluenza al 57%. Sarà autonomia?

Vicenza – Un risultato significativo, non c’è che dire. La maggioranza dei veneti ieri è andata alle urne, confidando di mandare un messaggio chiaro a Roma: vogliamo più autonomia. L’affluenza finale alle urne è stata del 57, 2% degli aventi diritto, dei quali il 98,1% ha tracciato la croce sul Sì. In realtà quest’ultimo è un dato secondario visto che la partita si giocava solo sul raggiungimento del quorum e che la stragrande maggioranza di coloro che avrebbero votato No è direttamente rimasta a casa. Ma in realtà non c’era nemmeno un contraddittorio di questo tipo, sul Sì e sul No, visto che, a conti fatti, anche chi si è astenuto lo ha fatto non perché ama essere spremuto dal governo centrale ma perché riteneva inutile questo referendum.

E in effetti, alla fine, se maggiore autonomia sarà, avverrà per altri motivi. La politica italiana infatti, quando si tratta di tutelare degli interessi, non si fa condizionare da un voto. Ricordate il referendum sul finanziamento pubblico dei partiti, abolito per voto popolare e poco dopo rientrato dalla finestra con altro nome ed altre forme? E quello era un referendum vero, abrogativo di una legge, quindi con effetti concreti fin dal giorno dopo. Nel giorno dopo il referendum di ieri invece non ci sono effetti concreti, salvo quelli che si possono solo sperare e che poggiano su una maggiore disponibilità da parte dei governi futuri.

Un altro aspetto che merita sottolineare nel voto di ieri, sono le tante incongruenze che lo hanno caratterizzato. Le forze politiche italiane, sul territorio, erano quasi tutte schierate per il Sì. A livello nazionale invece, se si eccettua la Lega Nord, era vero il contrario, ed i partiti che sostengono il governo centrale, addirittura, erano i soggetti contro cui il referendum si faceva. In Veneto, i rappresentanti di questi partiti (ed anche quelli di altri) non hanno avuto dubbi, ed è sembrato che abbiano soprattutto voluto evitare di lasciare un formidabile strumento propagandistico in mano alla sola Lega Nord.

Il Movimento Cinque Stelle invece si è diviso, rendendo sempre più evidente le due anime che lo compongono: una più conservatrice, vicina ai contenuti delle destre, e l’altra progressista e movimentista, che ieri è rimasta a casa. Tutta da verificare quindi l’autonomia che ne deriverà, di che tipo essa sarebbe, su quali materie e con quali margini, con quali soldi, e nonostante gli appelli di tanti personaggi della politica locale, come il sindaco di Vicenza Achille Variati, tutto da dimostrare è anche il fatto che questa eventuale autonomia si rifletterà anche sulle comunità locali e non si limiterà quindi a sostituire un centralismo statale con un centralismo regionale.

A proposito di Vicenza, corre infine l’obbligo di sottolineare che la nostra provincia è stata quella con il risultato di affluenza più alto, l’unica ad aver superato il muro dei 60, con ben il 62,7% degli aventi diritto che si è recato ai seggi. In questa pagina i risultati ufficiali e definitivi, da ricordare infine che in Veneto il referendum è costato alle casse pubbliche, e quindi a tutti noi, 14 milioni di euro.

F.O.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *