Mezza collina franò nel bacino artificiale del Vajont, causando uno tsunami enorme (foto da parcodolomitifriulane.it)
Mezza collina, si può dire, franò nel bacino artificiale del Vajont, causando uno tsunami enorme (foto da www.parcodolomitifriulane.it)

Oggi è l’anniversario della tragedia del Vajont

Venezia – Ricorrono oggi 54 anni dalla tragedia del Vajont. Della triste ricorrenza ha parlato oggi anche il presidente della Regione Veneto, Liuca Zaia, che ha ricordato le  vittime e ha citato Giorgio Bocca ed altri grandi giornalisti del passato, che raccontarono quei fatti così drammatici. “Qui non c’è più nessuno da salvare. Scrivo da un paese che non esiste più” furono le parole di  Bocca che, come Buzzati o Cibotto, scomparso di recente, descriveva la tragedia di un pezzo di Veneto cancellato dalla furia delle acque.

54 anni che per altro non sono bastati ad alzare del tutto il velo sulle tante, troppe irresponsabilità, leggerezze e trascuratezze, alle quali la giustizia non ha mai dato una risposta veramente completa e soprattutto capace di chiudere una ferita anche ancora oggi evoca sangue e rabbia. “Se si celebra ancora oggi, questo drammatico anniversario – ha infatti ricordato Zaia – è perché l’emergenza idrogeologica è tuttora una incombente realtà che, complici i cambiamenti climatici, siamo costretti ogni giorno a fronteggiare, salvo poi trovarci il giorno dopo a pronunciare frasi di circostanza, ad asciugare lacrime, a promettere interventi che l’ufficio complicazione affari semplici e la drammatica carenza di denaro pubblico rendono impossibili o così dilatati nel tempo da apparire spesso inutili”.

“In questo quadro – continua il presidente della Regione – vorrei dire che il Veneto non soltanto ha presente le esigenze del territorio ma si è mosso e si sta muovendo con una rapidità e una capacità che poche altre regioni credo possano vantare. Non sono parole, ma fatti. I fatti sono 925 cantieri aperti (molti già finiti) per oltre 600 milioni di euro già impegnati in tutto il Veneto a partire dal 2010, data dell’ultima grande alluvione, data che segna lo spartiacque fra il non intervento e una nuova cultura del territorio e della prevenzione. I fatti sono tre miliardi di un piano di interventi di prevenzione, che ho voluto far redigere dai migliori tecnici sotto la guida di quella autorità scientifica in materia che è il professor D’Alpaos”.

“I 925 cantieri sono una realtà – aggiunge – mentre la realizzazione del piano D’Alpaos ha bisogno di una iniezione finanziaria per il quale le risorse della Regione non sono sufficienti. Tuttavia, il Piano è pronto, concreto e immediatamente cantierabile, e noi veneti abbiamo dimostrato di sapere utilizzare le risorse che ci vengono affidate con virtù e oculatezza”.

“Lo dico da veneto e da amministratore dei veneti – conclude Zaia – forse è il caso che tutti riflettiamo sull’occasione che si presenterà il 22 ottobre per riequilibrare il rapporto malato che Venezia, il Veneto e Belluno hanno con lo Stato. Anche i bellunesi hanno voluto prendere parte attiva alla sfida dell’autonomia. Una sfida che significa riappropriarsi delle proprie risorse per spenderle bene: per un futuro che non vogliamo più delegare a nessuno. E per finirla di asciugare lacrime e fronteggiare disastri”.

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