Sanità, 16,4 miliardi in Veneto per il 2019 e il 2020

Medicina di base, Pd: “Tradito piano sociosanitario”

Venezia – “Abbiamo chiesto la convocazione del consiglio regionale straordinario perché lo sciopero dei medici di famiglia del Veneto, con un’adesione che ha sfiorato il 100%, è l’ultimo segnale di allarme del tradimento del piano sociosanitario. L’assistenza territoriale, la grande scommessa del piano, è ferma al palo. Medicine di gruppo bloccate, ospedali di comunità mai avviati e la riforma delle case di riposo è rimasta solo un annuncio”. A parlare così è Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del Partito Democratico in Commissione sanità. “Non si erano mai viste – continua Sinigaglia – iniziative di protesta dei medici di famiglia nei confronti della Regione, per richiamare l’attenzione sulle pesanti criticità inerenti le cure territoriali previste nel piano socio sanitario regionale per gli anni dal 2012 al 2016”.

In particolare, ricorda il consigliere regionale, i medici di base parlano di un piano disatteso in molti aspetti fondamentali, ad esempio nell’attivazione di nuovi ospedali di comunità, di unità riabilitative territoriali  e di hospices, nel potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata e nel rafforzamento organizzativo della medicina di base, proponimenti che sono tutti sostanzialmente ancora in una fase di stallo”. Inoltre non sono stati attivati gli hospices per le cure terminali. “Attualmente – rileva Sinigaglia – le case di riposo devono sostenere cure a malati gravi e terminali con dotazioni inadeguate essendo inoltre penalizzate dal 2009 dal blocco dell’aumento del numero delle impegnative e del loro valore. Di conseguenza sempre più spesso i malati con gravi patologie in dimissione dagli ospedali devono essere ospitati nelle case di riposo fuori convenzione, a totale carico delle famiglie, con costi che possono arrivare anche a tremila euro al mese”.

“Ed ancora, le abitazioni private sono diventate il più grande ospedale per anziani fragili e malati con patologie complesse, disabili, bisognosi di assistenza giorno e notte. Infatti, sono almeno 40 mila i posti letto in Veneto nascosti nel pudore degli appartamenti: il 18 per cento dei malati sono allettati cronici, il 13 per cento hanno piaghe da decubito, il 16 per cento soffrono di demenza. La loro assistenza grava quasi totalmente sulle famiglie coadiuvate dal fondamentale aiuto delle badanti. Neanche i nuclei di cure palliative sono stati attivati o, se lo sono, sembrano inadeguati. I servizi infermieristici sono limitati a poche ore al giorno, con conseguenti pesanti carichi familiari nelle ore notturne e nei giorni festivi. In diverse aziende Ulss l’assistenza infermieristica è appaltata, con bandi al ribasso, a cooperative sociali che erogano prestazioni a cottimo con personale straniero che ha notevoli difficoltà di comunicazione con i malati e i familiari”.

“I medici di famiglia – aggiunge Sinigaglia – denunciano di essere soffocati da oneri burocratici e informatici. In media ogni anno un medico di medicina generale esegue quasi novemila visite ambulatoriali e oltre trecento domiciliari. I medici di base del Veneto svolgono in un anno circa 28,4 milioni di visite ambulatoriali e circa 967 mila domiciliari. Tuttavia i loro ambulatori, rispetto a quelli dei loro colleghi europei, risultano essere tra i più sguarniti di personale di supporto e di attrezzature diagnostiche. La legge Balduzzi prevede di potenziare l’organizzazione degli studi dei medici di famiglia per garantirne l’accesso dodici ore al giorno con un adeguato supporto di personale infermieristico e di segreteria. La giunta regionale ha previsto, nel 2015, le Medicine di gruppo integrate (Mgi). Dal 2015 ad oggi, su 87 Mgi approvate, ne sono state attivate solo 55, che servono il 12 per cento della popolazione veneta. Inoltre, a fronte della disponibilità dei medici a individuare le necessarie sedi e ad organizzarle, dal febbraio 2017 le nuove attivazioni risultano bloccate”.

“Torniamo quindi a chiedere – dice Stefano Fracasso, capogruppo in Regione del Pd –  l’attivazione degli ospedali di comunità e hospices, di potenziare l’assistenza domiciliare integrata (Adi) come previsto dal Piano socio sanitario regionale 2012-2016 e di aumentare la dotazione di impegnative relative ai posti letto convenzionati nelle case di riposo per sostenere le famiglie che non sono in grado di affrontare i costi di degenza. Non possiamo accettare che vi siano cittadini di serie A, che possono disporre di medicine di gruppo funzionanti con accessibilità dal mattino alla sera, e cittadini di serie B, costretti a orari di accessibilità agli ambulatori che variano da giorno a giorno. O pazienti che trovano la struttura di ricovero intermedio, l’ospedale di comunità, e altri che non sanno dove rivolgersi dopo la dimissione ospedaliera”.

“Chiediamo – conclude Fracasso – che sia riaperto il tavolo di confronto con i medici di base, in modo da attivare tutte le proposte di Medicina di gruppo integrata. Che vengano attivati mille posti letto di ospedale di comunità entro il prossimo biennio, valorizzando i Centri servizi per anziani, le strutture ospedaliere dismesse e quelle convenzionate.  E chiediamo l’impegno ad avviare subito la discussione sulla legge di riforma delle Ipab, per rispondere adeguatamente agli oltre 29 mila anziani ospitati nei centri del Veneto, ai quali importa poco della legge sulla bandiera o sulla minoranza nazionale. Aspettano strutture efficienti a fronte delle crescenti necessità di cura per la non autosufficienza”.

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