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Catalogna, ecco cosa ne pensano i nostri politici

Venezia – Europa con il fiato sospesa per la situazione in Catalogna. Ci si chiede infatti cosa succederà se Barcellona dovesse dichiarare unilateralmente l’indipendenza. Come reagirà Madrid, che decisioni prenderà il governo Rajoy che ha già mandato i soldati a chiudere i seggi nella domenica del referendum , bollandolo come illegale. Che ha già cusato centinaia di feriti tra i i catalani che volevano votare per separarsi dalla Spagna. Ed in questo clima, di intimidazione e di impedimento materiale del voto, alla fine sono riusciti mettere nell’urla la scheda quasi la metà dei catalani.  In olytre due milioni hanno detto sì alla secessione, e non è un dettagli che si possa trascurare ma un grande successo per l’indipendentismo catalano.

Mara Bizzotto
Mara Bizzotto

Insomma, una situazione che potrebbe essere esplosiva, che l’Europa teme e cerca di controllare. Non mancano del resto quanti, nel vecchio continente, tremano all’idea che la stessa cosa possa succedere a casa loro, dato che in fondo sono molte le nazioni europee che hanno al loro interno regioni che rivendicano, in un modo o nell’altro, una maggiore autonomia se non addirittura una propria sovranità. Anche l’Italia è fra questi, tanto ch,e nelle immagini trasmesse ieri sera dai telegiornali, abbiamo visto, tra le varie bandiere indipendentiste, sventolare anche quella con il Leone di San Marco.

Stefano Fracasso
Stefano Fracasso

Ed infatti il mondo politico italiano in queste ore è diviso. Premesso che tutti condannano le repressioni violente della polizia nazionale spagnola, ci sono innanzitutto gli entusiasti del cammino intrapreso dalla Catalogna, schierati con Barcellona senza se e senza ma. Sono soprattutto gli esponenti della Lega Nord. “Da una parte il voto democratico e la voglia di libertà di milioni di catalani – dice ad esempio l’europarlamentare veneta Mara Bizzotto -, dall’altra i manganelli, le armi e la violenza di un governo spagnolo indegno di stare in Europa. Il tutto nello scandaloso silenzio dell’Europa che tifa per Madrid e giustifica le illiberali brutalità della Spagna. Cosa dicono i falsi democratici del Partito Popolare Europeo e dei Socialisti? L’inutile Mogherini e l’ipocrita Partito Democratico giustificano l’uso delle armi per negare il diritto di voto a milioni di persone?”

Elena Donazzan
Elena Donazzan

Già, ecco appunto la seconda posizione, quella cioè di quanti non sono affatto entusiasti della situazione e temono contraccolpi per l’Unione Europea, pur tuttavia non potendo né volendo schierarsi con la repressione poliziesca del governo di Madrid. “Tra la scheda e il manganello – non ha dubbi Stefano Fracasso, capogruppo del Pd in Regione Veneto -, io scelgo la scheda. È fin troppo facile. Il premier spagnolo Rajoy ha offerto un assist incredibile agli indipendentisti e una pessima immagine di fronte al mondo. Dopo quanto successo ieri, la situazione si è radicalizzata e le catena degli errori, bilaterale, allungata. Stupisce l’assoluta mancanza di voci che offrano invece strumenti di dialogo e mediazione. Solo questi possono garantire ancora una soluzione politica ed evitare altri manganelli. A Madrid, come a Bruxelles ma pure a Barcellona è giunto il momento di persone capaci di mettere insieme i pezzi, non di dividerli ulteriormente”.

Questa espressa da Fracasso è comunque forse la posizione più diffusa nel Bel Paese, certamente lo è fra la classe politica dato che in fondo è compatta nel condannare le spinte secessioniste, ovunque si manifestino (a parte la Lega, naturalmente). Un discorso a parte invece va fatto per la terza posizione presente nel nostro paese, quella dei nazionalisti, che hanno nel dna l’idea di “patria invidivisibile” e che quindi vedono come il fumo negli occhi ogni ipotesi di secessione, anzi non la contemplano proprio nel loro vocabolario. Un governo nazionalista a Roma, se il Veneto facesse come la Catalogna, manderebbe i carri armati e li farebbe anche sparare, nessuno si illuda. Viene quindi da chiedersi come sia possibile quell’idillio che spesso vediamo sbocciare tra la Lega Nord e i più convinti nazionalisti, d’Italia e del mondo.

Tra questi ultimi sembra esserci Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro e istruzione ed esponente di primo piano di Forza Italia, proveniente dalla destra. La sua preoccupazione sembra soprattutto quella di rendere chiara la differenza tra il referendum catalano e quello per l’autonomia del Veneto, in programma per il 22 ottobre. “Il referendum consultivo per l’autonomia di Veneto e Lombardia – sottolinea l’assessore – è ammesso dalla Costituzione italiana e non mette in discussione l’unità della nazione. Anzi, vuole far crescere l’Italia, responsabilizzarla, proiettarla nel futuro, dando la possibilità alle Regioni virtuose di spendere meglio le proprie risorse. Il referendum della Catalogna è invece separatista e anticostituzionale”.

“Il presidente della Catalogna – continua Donazzan, impietosa verso i catalani – è stato artefice di una campagna di esasperazione e ha fomentato in modo del tutto irresponsabile la sua gente. Avrebbero dovuto arrestarlo per aver istigato alla ribellione, come i membri dei centri sociali. Hanno deciso di sfidare giorno dopo giorno Madrid, mettendo in discussione la coesione dello Stato, ma all’eversione si deve rispondere con la forza dell’autorità e della legalità, con buona pace dei tanti indignati fedeli al politicamente corretto. Il Veneto, comunque, non ha nulla a che vedere con quanto sta accadendo in Catalogna e sarebbe opportuno non cedere alle strumentalizzazioni per non creare confusione. L’autonomia è un valore, l’eversione separatista no. E va repressa”.

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